Turchia, cacciati i docenti universitari  L’UniBg condanna le purghe di Erdogan

Turchia, cacciati i docenti universitari
L’UniBg condanna le purghe di Erdogan

Dopo il golpe fallito, il regime di Erdogan va avanti con purghe di massa. Il ministero dell’Educazione ha sospeso 15.200 insegnanti e revocato la licenza a 21mila docenti di scuole private, con l’accusa di legami con la rete di Fethullah Gulen, che Ankara ritiene di essere a capo del fallito golpe.

Lo Yok, Consiglio per l’alta educazione, responsabile della supervisione sulle università, ha chiesto le dimissioni di 1.577 rettori di atenei pubblici e privati. La Diyanet, massima autorità islamica che dipende dallo Stato, ha annunciato di aver allontanato 492 tra imam e docenti di religione e ha vietato lo svolgimento di funerali islamici per i golpisti uccisi. Gli arresti con l’accusa di complicità con i ribelli sono saliti a 9.322. Sono stati sospesi anche 95 membri del personale accademico dell’Università statale di Istanbul e i rettori di altre quattro università turche per sospetti legami con la rete di Gulen. Nel frattempo, i 1.577 decani delle università turche hanno presentato formalmente le loro dimissioni, chieste ieri dallo stesso Yok.

Il rettore dell’Università di Bergamo Remo Morzenti Pellegrini ha diffuso un comunicato in cui condanna la decisione autoritaria di Erdogan: «A seguito del tentato colpo di Stato in Turchia, circa 15.200 persone coinvolte nelle attività educative del Paese sono state sospese e l’intera governance di Atenei e Scuole è stata costretta alle dimissioni.

L’Università degli Studi di Bergamo si unisce alla ferma posizione assunta dal Board dell’European University Association nel condividere che le misure appena adottate sul sistema scolastico e universitario siano non corrette e possano minare profondamente le libertà di parola, di espressione e di associazione che il sistema accademico ha sempre difeso e fatto proprie.

L’Università degli Studi di Bergamo auspica altresì che in Turchia gli ideali di democrazia e libertà siano mantenuti e che sia garantita l’autonomia istituzionale e la libertà accademica per docenti e studenti».

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