Un cuore nuovo che passa da Bergamo Francesco e la sua seconda vita

Un cuore nuovo che passa da Bergamo
Francesco e la sua seconda vita

La storia di Francesco (nome di fantasia) passa e ripassa da Bergamo. È legata dal filo della speranza con la nostra città e con una delle sue eccellenze. Perchè Francesco, bresciano di 67 anni, proprio a Bergamo ha ritrovato la vita. La sua seconda vita.

È successo nel 1996 quando ha ricevuto un cuore nuovo. La prima vita di Francesco (il nome è di fantasia), un artigiano nato in centro Italia, viene sconvolta quando ha 37 anni. Inizia a stare male, non sa perché e dagli accertamenti esce un risultato simile a una sentenza: cardiomiopatia dilatativa. Sua moglie ha 34 anni, i suoi figli poco più di dieci: per tutti il futuro sparisce dall’orizzonte, resta solo un lungo presente segnato da paure quotidiane, ricoveri in ospedale, aggravamenti che sembrano non dare scampo.

È seguito a Bergamo, agli allora Ospedali Riuniti, e regge le cure, mentre attorno a lui c’è chi lotta e chi non ce la fa. Passano nove anni così, e mentre si avvicina ai 47 anni, Francesco lo capisce: sembra avvicinarsi anche il suo momento. Non può più uscire dall’ospedale, viene ricoverato al Richiedei di Gussago in attesa di un trapianto e quando festeggia, si fa per dire, il compleanno non ha nemmeno la forza di sollevare la bottiglia dell’acqua. I figli lo ricordano ancora: il viso scarno, pallido, è un morto che respira solo attaccato alla macchina cuore-polmone.

«Il 15 maggio abbiamo ricevuto la chiamata - racconta la figlia -. Siamo partiti di corsa in auto, mi ricordo ancora il cuore conservato nel frigorifero portatile: era arrivato da Brescia a Bergamo in ambulanza, scortato dalla polizia».

L’intervento dura tutta la notte, con le luci del mattino incomincia la seconda vita di Francesco. Piange, ride, alterna felicità e tristezza, le emozioni sono incontrollabili anche perché sa che a pochi chilometri di distanza c’è chi vive un dolore enorme. «Quel giorno il destino ha voluto che le nostre vite si incrociassero e si unissero per sempre, senza mai conoscersi e incontrarsi - dice ora Francesco, rivolgendosi alla famiglia bresciana che vent’anni fa si legò inconsapevolmente a lui -. Il vostro è stato un autentico atto d’amore incondizionato per cui io vi sarò sempre grato. Vi prometto che continuerò a custodire e proteggere questo vostro prezioso dono». Francesco pensa ai medici che ancora oggi lo seguono, alle prove che ha affrontato per arrivare fin qui. Pensa agli altri che faranno un giorno la stessa scelta, aprendo la strada alla speranza per chi, magari, come lui potrà continuare a sentire il sapore delle fragole o le onde del mare in cui ama tuffarsi. Un mare grande, tanto quanto la parola che ripete ora come il 15 maggio 1996: «Grazie».


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