Una notte al gelo con gli ultimi  «Qui dove si rischia la guerra tra poveri»

Una notte al gelo con gli ultimi
«Qui dove si rischia la guerra tra poveri»

Emergenza freddo, ma aumentano i clochard tra la stazione e viale Papa Giovanni. Nico: «Ho solo il mio cane». Mohamed: «Ho perso il lavoro e la casa: così sono finito in strada».

Una sera qualsiasi di dicembre. Sono le dieci. Il termometro regista zero gradi. nel giro di due ore la temperatura si abbasserà ancora un po’. Lungo viale Papa Giovanni, addossato a un muro, un giaciglio fatto di qualche coperta, uno zaino come cuscino. Dell’uomo si vede solo la testa e il muso del cane a cui è abbracciato. Non sta ancora dormendo. Nicola, ma tutti lo chiamano «Nico», si prepara a trascorrere la notte all’aperto. L’ennesima. «Sono abituato a stare fuori». Nico, 42 anni, occhi vivaci, un pizzetto che si accarezza spesso, parla volentieri, ha voglia di raccontare cosa significa stare per strada, lui che questa vita in parte l’ha scelta. «Io sono nato a Napoli, ma mio padre abita in Val Camonica, mia mamma e mia moglie in Spagna. Sono partito da Valencia qualche settimana fa, sono stato un po’ a Genova e poi a Bergamo. Sono due città che amo».

Nico e l’inseparabile Tofie indossano i colori dell’Atalanta. «Mi piace andare allo stadio, gli ultrà mi hanno regalato il biglietto dell’ultima partita. Sono bravi ragazzi. Aspetto a gennaio la partita contro la Samp». La sua giornata ricomincerà presto, intorno alle cinque e mezzo con una colazione al bar di fronte, per poi spostarsi in treno nella zona di Romano di Lombardia e Treviglio, ritornando a Bergamo nel pomeriggio. «Di solito mi metto su viale Papa Giovanni con il mio cane». Per mangiare, lavarsi, recuperare vestiti l’uomo dice di non avere grossi problemi: «C’è la Caritas, le mense. Si impara dove è possibile andare». La notte però la passa sempre in strada: «Non vado nei dormitori, me lo hanno proposto, ma non potrei portare il mio cane. E io senza di lui non sto. Preferisco dormire su questa via perché anche durante la notte c’è sempre passaggio di persone o polizia. È più sicuro della stazione. Mi è capitato di essere derubato, mai però aggressioni».


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