Uno stadio che si chiama desiderio Quasi 100 anni di cantieri – Foto e video
Le tribune dell’Atleti Azzurri d’Italia

Uno stadio che si chiama desiderio
Quasi 100 anni di cantieri – Foto e video

Uno stadio chiamato desiderio, proprio come quello espresso dai tifosi atalantini di ogni generazione che da anni attendono un impianto da «Serie A».

Entro pochi mesi il Comune di Bergamo venderà l’Atleti azzurri d’Italia al miglior offerente, poi potranno iniziare i lavori per realizzare il nuovo «gioiellino» nerazzurro. Il bando di vendita approderà giovedì sul tavolo della Giunta ed entro fine mese sarà in Consiglio comunale. Sarà l’ultima definitiva modifica? La storia dei cantieri all’impianto di viale Giulio Cesare è lunga e piuttosto tormentata. Elio Corbani, memoria storica nerazzurra, ne parlò in questo bel pezzo datato agosto 2012: «Le discussioni sullo stadio di Bergamo sono di vecchia data. Iniziano 84 anni fa quando l’allora vice presidente dell’Atalanta Pietro Capoferri viene accusato di megalomania per la realizzazione del progetto studiato e presentato dall’ing. De Beni».

«Si tratta di una struttura imponente (per l’epoca) con una copertura a sbalzo di 13 metri della tribuna che desta interesse nel mondo calcistico e non solo. Quattordicimila spettatori seguono la gara dell’inaugurazione ufficiale del 23 dicembre 1928 contro la Dominante di Genova, vinta per 2-0. Quella struttura che era stata completata dalla gradinata subisce nel tempo un’infinità di trasformazioni».

«Nell’immediato dopoguerra con la costruzione delle tribuna di curva (in tubolari Ceta) la sua capienza globale sale a 25 mila spettatori. Negli anni 60 vengono realizzate in cemento prima la curva sud poi parte della curva nord. Per il completamento di questo settore (possibile solo dopo la chiusura della piscina comunale) mancano però i fondi. Ci pensa il presidente dell’Atalanta Achille Bortolotti che nel giugno del 1971, dopo il vittorioso spareggio per la promozione in A conquistato a Bologna contro il Bari, mette mano al portafoglio e versa all’impresa Capelli i 100 milioni per completare l’opera».

L’abolizione della pista a Bergamo è un’impresa che riesce solo nel 1984. Nel 1991 invece Percassi realizza la copertura delle Creberg. «Nel giro di pochi mesi il Comunale cambia faccia. Viene rifatta la tribuna Giulio Cesare dotata di copertura nella parte centrale e collegata con le due curve. Si recuperano posti riducendo l’altezza dei «gradoni». Lo spazio della pista viene occupato dalle tribune di curva e dai rinnovati «parterre». Importanti interventi vengono effettuati anche nella struttura della tribuna coperta con conseguente ampliamento di posti a sedere».

Ad agosto 2012, quando Elio Corbani scrisse l’articolo, non era stata ancora realizzata l’ultima evidente modifica. Solo nell’estate 2015 infatti sono stati costruiti nuovi e avveniristici skybox, posizionate le moderne poltroncine in pelle (quelle della tribuna vip con tanto di schermo sullo schienale) che fanno della tribuna coperta un luogo comodo e funzionale come un cinema. E ancora, i seggiolini dipinti a strisce nere ed azzurre della Creberg, il recupero di particolari dello stadio che erano andati persi nel corso degli anni, di intervento e intervento.

La nuova sfida è la demolizione delle curve, sostituite con due tribune per trasformare il Comunale in un impianto all’inglese: sarà coperto e avrà forma rettangolare. La tribuna d’onore, sottoposta al vincolo della Sovrintendenza, non verrà toccata così come la facciata della tribuna Creberg, la cui gradinata sarà però demolita e rifatta. I tempi dell’intervento verranno definiti nel piano attuativo che il nuovo proprietario dello stadio dovrà presentare con il progetto.


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