Ha lottato contro il virus nella culla La piccola Bea ha vinto  la sua battaglia
Marta Zaninoni e Marco Albergati, genitori di Beatrice

Ha lottato contro il virus nella culla
La piccola Bea ha vinto la sua battaglia

Nata a febbraio dopo pochi giorni risulta positiva. Grande ansia dei genitori di Fiorano ma ora la bimba sta bene.

Ai giorni di trepidazione per l’ arrivo di una nuova vita si è aggiunta, inattesa , l’ ansia per un ricovero causato dal virus che è diventato una minaccia globale. Davvero un gran carico di preoccupazioni per i genitori della piccola Beatrice Aurora, nata all’ ospedale Papa Giovanni XXIII lo scorso 11 febbraio.

La bimba è ritornata all’ ospedale cittadino all’ inizio del mese (5 marzo) per essere ricoverata nel reparto neonatale: è infatti isultata contagiata dal coronavirus. La piccola ora è in buone condizioni e ha superato anche il periodo di quarantena e i genitori: mamma Marta Zaninoni e papà Marco Albergati confidano di riportarla a casa al più presto. Sono un attesa di sapere se l’ ultimo tampone darà esito negativo e poter volare a Bergamo a prendere la loro piccolina.

La mamma con tanta emozione e dolcezza racconta questi giorni di pena e di attesa: «Dopo la nascita siamo scesi all’ ospedale per i dovuti controlli. L’ ultimo il 26 febbraio, con un po’ di paura proprio per il virus che ha iniziato a diffondersi. Dopo la visita torniamo a Fiorano al Serio e non usciamo di casa per paura di creare problema alla bimba. La notte del 4 marzo la piccolina è strana, scottava un po’ e il termometro si è fermato a 38,3. Alla mattina scendo all’ ospedale con Beatrice e il papà resta a casa con gli altri figli. Mi fermo prima al triage e poi al pronto soccorso pediatrico. Avevo tanta paura, l’ infermiera mi fa entrare subito provano la febbre, racconto il motivo per cui sono scesa, sono abbastanza tranquilla so di essere in buone mani e soprattutto ero certa che non fosse corona virus».La bimba è stata visitata, vengono fatti esami e anche tampone per il covid-19.

«Dopo i primi esami e mi dicono che va tutto bene - continua Marta - poi verso le 18,30 entra la dottoressa dicendomi che l’ esito del tampone è positivo. In quell’ attimo mi viene un colpo, piango, mi sento morire dentro, devo lasciarla li e anche se so che e in buone mani, ma come ogni mamma pensa che solo le sue siano le migliori. Il medico che indossa la mascherina tenta di dirmi di farsi coraggio ma il dolore e la paura sono talmente forti e sembra di perdere una parte di me. Le dò un’ ultima carezza e la consegno all’ infermiera, ma mai e poi mai avrei pensato di non poterla abbracciare più per tanto tempo. Sono passati 16 giorni interminabili».

Marta ha avvisato il marito dicendo, tra le lacrime, che Beatrice era positiva e dovevano restare in quarantena.

«Passano i primi giorni sempre con la speranza di poter almeno portare il mio latte materno- racconta la mamma - Ma non si può. Mi sembra un incubo e inizio a contare i giorni, cerco di trovare un po’ di tranquillità nelle parole dell’ infermiera che mi ha rassicurato dicendo che la bimba stava bene e penso: domani mi chiamano. Ma poi metti in dubbio tutto, e dopo un pianto penso, il peggio è passato e trovo le forze per lavare e rilavare i suoi vestitini perché tutto deve essere disinfettato per quando Beatrice rientra a casa».

Finalmente arrivano notizie positive per la famiglia di Beatrice. «La dottoressa dice che sta bene - spiega Marta - dicono che hanno fatto tampone, aspettiamo l’ esito da due giorni. La tensione è tanta ma speriamo che l’ esito sia negativo. Ma penso sempre che ogni chiamata sia quella giusta. Intanto voglio ringraziare chi sta pregando per la nostra piccola per chi ci chiama per chi ci scrive, grazie soprattutto ai medici agli infermieri a tutto il personale del Papa Giovanni che sta facendo di tutto in questo momento sta mettendo a repentaglio la loro vita per salvare le nostre per salvare anche mia figlia Beatrice».


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