Voltare pagina e ritrovare la felicità  Angelo, da ristoratore alla cura degli altri

Voltare pagina e ritrovare la felicità
Angelo, da ristoratore alla cura degli altri

Dopo 33 anni a correre tra i tavoli, ha deciso di frequentare un corso del Patronato e ora, felice, lavora in una casa di riposo.

Non sono pochi 33 anni a correre per i tavoli, accogliere i clienti, apparecchiare e sparecchiare in un locale che alla fine diventa un po’ come la tua famiglia. Conosci ogni angolo, capisci dallo sguardo del cliente se è soddisfatto oppure no. Ma Angelo Carlotti, 52 anni di Bergamo, a un certo punto ha scelto di cambiare vita, di accogliere le sue aspirazioni, abbandonando il lavoro da ristoratore per un mondo fatto di assistenza e di aiuto. Lo ha fatto dopo che i suoi genitori si sono ammalati e ha capito quanto è importante avere qualcuno che ti aiuta, anche solo con una parola di conforto, per farsi accompagnare in un percorso di malattia che può essere doloroso, sicuramente faticoso.

Dal ristorante alla casa di riposo Al Patronato di Bergamo Angelo ci è arrivato dopo turni e notti insonni, accanto al letto di ospedale di suo padre: «Lo assistevo osservando con gratitudine le cure che gli venivano dedicate - spiega -.Notavo però anche quello che non andava, anche solo la mezza parola non detta, quel bisogno di sostegno che avrei voluto ricevere e dare a mia volta agli altri parenti».

Come essere in un angolo di una sala ristorante, da dove scrutare tutto il «film della serata dei commensali - spiega -: mi sono immaginato attore protagonista di un mondo fatto di assistenza». Tanto che, dopo anni da barista, titolare di un ristorante e infine anche cameriere, Angelo ha voltato pagina: «Mi sono detto che era il momento di fare un cambiamento» dice tutto d’ un fiato. Repentino, forse neppure tanto: «La crisi si sentiva anche nel mio settore nel 2012, e ho deciso di intraprendere una nuova strada - continua -. Mi sono iscritto ai corsi del Patronato: la mattina a lezione e la sera al lavoro, ho iniziato così a cercare la mia strada come operatore sanitario e operatore necroforo».

A casa la famiglia lo ha sostenuto: «Vedevano la mia stanchezza per un lavoro che mi aveva logorato, avevo bisogno di una nuova vita e mia figlia che fa l’ infermiera è stata una spalla, un’ ispirazione. Anzi, in una seconda vita forse farò davvero l’ infermiere». Ora Angelo lavora alla Casa di Riposo Papa Giovanni di Seriate, che ospita una settantina di anziani: «Ho trovato la mia dimensione, amo stare con questi “nonni”: mi sembra di essere tornato figlio, che accoglie e sostiene. Conosco ogni anziano nelle loro piccole e grandi battaglie quotidiane», in una routine di silenzi e sguardi che Angelo arricchisce di sorrisi, di dolcezza, con il suo fare pacato e quegli occhi leggeri e intensi che mettono in ordine la fatica della vecchiaia. «Alzo le tapparelle e gli racconto la bellezza della vita, li ascolto e gli dono il mio tempo, bene così prezioso».


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