Giovedì 14 Novembre 2013

«Care pie donne...»

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(Foto by Un sacerdote)

La ragione per cui mi son deciso a scrivervi è perché qualcuno deve pur colmare la lacuna grande come la Fossa delle Marianne che la Chiesa ha nei vostri confronti. Papi e vescovi hanno discorsi e messaggi per “omnes bestias et universa pecora”, ma non mi risulta che si siano mai sprecati molto “pro devoto fœmineo sexu”.

Lungi da me il presumere di dirvi, come voi meritereste, delle parole autorevoli come quelle del Papa o dei vescovi. Il mio messaggio è semplicissimo, da povero parroco di montagna:

Care pie donne, io vi voglio bene. Se non temessi di essere frainteso, direi che vi amo.

Sì, certo, a volte tra voi non manca qualche rara pettegola. (Confesso che anch’io a volte mi son servito di alcune di loro per diffondere in Belsito notizie urgenti con il noto metodo manzoniano: comunicavo loro in tutto segreto un messaggio che mi interessava di diffondere in fretta, raccomandavo caldamente di non parlarne con nessuno e, immancabilmente, nel giro di poche ore il messaggio era arrivato in tutti gli angoli della parrocchia).

Un altro neo che non risparmia la vostra specie sostanzialmente integerrima è dato dalla presenza tra voi di alcune tra le più inscalfibili rappresentanti dell’ancien régime, tetragone a qualsiasi pur minimo spiffero di novità. Se scendesse anche il Padre celeste in persona a scongiurarle di voler accogliere con disponibilità gli appelli della Chiesa all’“aggiornamento” richiesto dai tempi, si meraviglierebbero di lui che esse ritenevano eterno e immutabile… come loro.

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