Lunedì 07 Dicembre 2009

Prosa, al Donizetti «Giorni felici»
La strana storia di una coppia

Dal 15 al 20 dicembre, per la stagione di prosa del teatro Donizetti, andrà in scena «Giorni felici» di Samuel Beckett, regia di Robert Wilson, con Adriana Asti e Yann de Graval. Sia che affronti Shakespeare, Euripide, Beckett o un qualsiasi testo narrativo, sia che spazi nell’universo musicale di Mozart o di Puccini, l’eclettico e raffinato Robert Wilson riesce a fare di ogni spettacolo una partitura polifonica e multidisciplinare, sotto il segno della semplicità e del rigore. Ciò avviene anche questa volta, con «Giorni felici» di Samuel Beckett, uno dei testi più significativi del teatro beckettiano, metafora della miseria umana e dell’incapacità di comunicazione tra gli individui, che, oggi ancor più che in passato, richiama la nostra attenzione e muove i nostri animi su un tema sempre attuale: nel cammino verso la senescenza, come possiamo vivere, sentire, sperare nella felicità?

È lo stesso regista a spiegarci la scelta di questa commedia: «Ho avuto l’onore di ricevere una visita di Samuel Beckett in camerino in occasione di uno dei miei primi spettacoli, "A letter for Queen Victoria". Si complimentò con me per il testo frammentato e non sequenziale. Quando Eugene Ionesco recensì il mio primo spettacolo, Deafman Glance, scrisse: “Wilson è andato più lontano di Beckett”, quindi quando finalmente lo incontrai ne fui molto intimidito. Ho sempre sentito una certa affinità con il mondo di Beckett. Per alcuni versi l’ho sempre sentito vicino al mio lavoro, ma solo adesso, dopo trentacinque anni, ho deciso di accettare la sfida e confrontarmi con lui. Mi piace "Giorni felici" perché è allo stesso tempo molto semplice ed estremamente complesso. Si comprende immediatamente la situazione. Se compri il biglietto di uno spettacolo intitolato "Giorni felici", entri in teatro e vedi una donna sepolta fino al collo, puoi dimenticare la situazione e sentirti liberamente coinvolto».

Al centro della pièce Winnie e Willie, prototipo emblematico della coppia piccolo-borghese che si avvicina all’età della vecchiaia: in uno scenario apocalittico, Winnie vive semisepolta e man mano inghiottita da una montagna d’asfalto che rende la parte inferiore del suo corpo immobile e nascosta alla vista, fino al punto in cui solo la testa emerge dal tumulo; suo marito Willie, invece, vive in una stretta caverna della stessa montagna in cui si può solo strisciare. Cinquantenne, grassottella, la donna chiacchiera incessantemente con il marito, che, messo in secondo piano, di spalle, proferisce solo pochissime parole, opponendo all’indifferente crudeltà della natura, alla propria progressiva menomazione, una sorprendente capacità di resistenza, guardando ancora il mondo con positività e con infantile meraviglia.

Winnie cerca di tramutare ogni giorno in un giorno felice attraverso rituali che lei stessa ha creato e che le danno la forza per dare un senso alla propria esistenza: raccoglie gli oggetti quotidiani che la circondano, parla con loro e ricorda con un sorriso momenti del suo passato. Grazie alla sapiente regia di Wilson l’immobilità che permea la pièce diventa azione, attraverso centinaia di fotogrammi che mantengono alta la tensione e lo stupore dello spettatore. Ma il senso del movimento è anche il risultato dell’intensa interpretazione di Adriana Asti, dei suoi «enormi occhi che sono sempre in ascolto», di una scelta gestuale estremamente curata e puntuale.

Recite al Donizetti da martedì 15 dicembre a sabato 19 dicembre alle ore 20.30; domenica 20 dicembre alle ore 15.30. Costo dei biglietti da euro 10.00 a euro 28.00 più diritto di prevendita del 10%. Per informazioni sugli spettacoli tel 035.4160678 da lunedì a venerdì 9.00-12.00 e 15.00-17.00 www.teatrodonizetti.it

k.manenti

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