Sabato 18 Febbraio 2012

In duecento per vedere Fùbal
La finzione va oltre la realtà

di Matteo Spini

Non molto tempo fa, la mano sotto il mento era il simbolo positivo della Bergamo atalantina, ora non è nient'altro che una presa in giro. Qualcosa con cui ridere, un'esultanza che - nel mondo non reale ma nemmeno così irreale disegnato da Cristian Ceresoli - si è trasformata in un segnale cifrato con cui accomodare le partite, quello inventato dal fantomatico direttore di giornale (Feltri) nei confronti dell'eroe in calzoncini (Doni) per indicare dalla tribuna quando segnare oppure subire una rete durante il match combinato.

Se nel frattempo quella che era una soltanto una commedia dell'assurdo si è trasformata in un giallo molto simile alla storia recente, è semplicemente una variabile impazzita, che neanche il più lungimirante degli indovini avrebbe potuto ipotizzare in primavera, quando Fùbal era già stato concepito e l'inchiesta Last Bet non era nemmeno allo stato embrionale.

Le tante polemiche esplose di recente intorno allo spettacolo, in effetti, non sarebbero nemmeno troppo giustificate, se il calcioscommesse, ormai, non fosse diventato un argomento tabù con cui fare i conti, una patata forse troppo bollente per essere dissotterrata in giugno, ai tempi dello scoppio dell'inchiesta, o a dicembre, con l'arresto di Doni. Ma oggi come oggi, forse, è arrivato anche il momento in cui è possibile riderci sopra e allora tanto vale scherzare su tutto quanto, dall'assurdo dell'omicidio del presidente nel bel mezzo di una partita fino alla realtà di un risultato organizzato a tavolino.

Ma, più in generale, tutto è troppo grottesco per fare arrabbiare davvero, sempre che i personaggi interpretati dispongano di un discreto senso dell'umorismo per sopportare caricature più che mai degne di questo nome e che il bergamasco medio non storca troppo il naso di fronte al calzante stereotipo costruito intorno a lui. Grottesco è un Atalanta-Portogruaro che parte come lasciapassare per la serie A e si conclude come una fantomatica semifinale di Champions League contro il Barcellona, oppure una formazione nerazzurra composta da una cinquantina di giocatori (da Domenghini e Savoldi fino a Stromberg e Peluso), un maxi-debito societario, una cessione agli arabi obbligata, un presidente avvelenato nel bel mezzo della partita o un Doni vicino al trasferimento al Brescia.

Assai meno lo è la combine del match in questione da parte dello stesso capitano: in effetti, il più bersagliato è proprio lui, tra riferimenti inventati al momento della stesura e qualche piccante aggiuntina come il «Doni per l'Atalanta farebbe di tutto», parodia delle parole pronunciate durante il vero interrogatorio. In sostanza, Fùbal è un ampio scorcio della tribuna vip, con i protagonisti della storia che sono anche alcuni tra i principali volti della vita bergamasca, dal sindaco Tentorio fino al presidente Percassi, impersonato da un fantoccio, fino a Doni, Feltri e al questore Ricciardi.

Tutti dentro, anche se nessuno viene nominato esplicitamente: una scelta ragionata, che però stride con la provocatoria idea di includere tutti i nomi sopracitati nella stessa locandina dello spettacolo. E, in tutto ciò, chi temeva che Bergamo avrebbe reagito all'ironia impugnando il forcone si è trovato ieri sera a fare i conti con una sala di oltre duecento spettatori a riempire l'Auditorium e uno scrosciante applauso collettivo. C'erano il Bocia e i suoi colleghi ultrà, c'era qualche esponente della Digos, c'erano giovani e anziani, amanti del calcio o profani: onestamente, nessuno sembra avere trovato fuori luogo questo dissacrante tentativo di sdrammatizzare. A testa alta, naturalmente.

e.roncalli

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