Mercoledì 29 Febbraio 2012

Cinegustologia a Bergamo
Per la prima volta il 5 marzo

Arriva a Bergamo la Cinegustologia. Lunedì 5 marzo, ore 20, all'Osteria Al GiGianca di via Broseta 113, Marco Lombardi, critico cinematografico, enogastronomico (Gambero Rosso) e autore del omonimo libro «Cinegustologia. Ovvero come descrivere i vini e i cibi con le sequenze della settima arte», porta il cinema in tavola con il primo evento «cinegustologico» nella nostra città.

Un viaggio tra sapori ed emozioni per raccontare con il cibo le grandi pellicole del cinema, aspettando la 30ª edizione del Bergamo Film Meeting, in scena dal 10 al 18 marzo 2012. Ad ogni piatto, creato dalla Chef Alessia Mazzola dell'Osteria Al GiGianca, in collaborazione con Samuel Perico, Chef del Ristorante Sant'Ambroeus di Città Alta, è abbinata una sequenza dei film proposti in menù, in un affascinante rimando di suggestioni, sorprese e accostamenti inaspettati, secondo la miglior tradizione della Cinegustologia di Marco Lombardi (www.cinegustologia.it).

Un menù speciale, fatto di profumi, sapori e consistenze per vivere un'esperienza inconsueta e affascinante. Quattro portate per quattro pellicole in rassegna al Bergamo Film Meeting.

IL MENÙ
I lunedì al sole (Fernando Leon De Aranoa)
Insalatina con foglie d'ostrica, Blu di Bufala e Gocce di Costa Bianca.
Vino: Prosecco di Conegliano-San Giuseppe.
L'ombra del dubbio : l'ambiguità come essenza del cinema noir
Ravioli al nero di montagna e funghi padellati al burro affumicato.
Vino: Verdicchio Classico «Vigna di Gino» – San Lorenzo.
Lo zoo di Venere (Peter Greenaway)
Cervella di vitello panate alla polvere d'argento e rognoncino al porto e capperi.
Vino: Tuderi – Tenute Dettori.
Le due inglesi (François Truffaut)
Spuma di yogurt al profumo di rosa.
Vino: Moscato D'Asti La Rosa Selvatica – Icardi.

La serata cinegustologica è proposta a 40 euro, vini inclusi. La selezione dei vini è curata da Marco Lombardi e l'oste Luigi Pesenti. La prenotazione è obbligatoria. Info: 035.5684928 - info@algigianca.com .

La Cinegustologia
Cos'è? Siete stufi di leggere le solite recensioni di cinema ed enogastronomia? Quelle che dicono «buona la regia, bravi gli attori», oppure quelle altre che parlano di vini coi sentori di mughetto e pietra focaia, e piatti che sono la rielaborazione filologicamente ragionata della cucina povera tradizionale.

Io lo sono, pur avendole scritte per molto tempo, ed è per questo che mi sono inventato la Cinegustologia. Il problema sta nel fatto che le griglie linguistiche normalmente utilizzate dalla critica finiscono per inibire il libero sentire di tutti noi, obbligandoci – in nome di una presunta oggettività del comunicare – a percorrere certe strade preconfezionate.

Così che se a noi «Blade runner» fa pensare al nostro primo bacio, e lo Chardonnay ci fa venire caldo ai piedi, e il bollito misto ci mette dentro la voglia di viaggiare, tutto questo mai potremo raccontarlo, quando a volte è proprio la pancia, più della testa, che riesce ad andare all'essenza delle cose.

M'è allora venuto in mente uno di quei giochi che facevamo da ragazzini, e cominciava più o meno così: «Se Pinco Pallino fosse un albero, che albero sarebbe?», E se fosse un colore?», fino a quando s'indovinava a quale compagno di giochi ci si stava riferendo. Era un modo sinestetico e irrazionale, e forse più profondo, per raccontare Pinco Pallino, invece di dire che è alto, ha i capelli neri ed è simpatico.

Partendo poi dalla considerazione che spesso, come conseguenza di quest'istintualità, descriviamo un film come duro, acido, morbido, amaro, dolce, ruvido e profumato, proprio come se fosse qualcosa da bere o da mangiare, ecco che l'associare liberamente un film a un piatto o a un vino, e viceversa, può costituire un modo più autentico per raccontare agli altri, e anche a noi stessi, le emozioni indotte da quel tipo d'opera d'arte (perché sia i film, sia i vini, sia i piatti, lo sono… almeno dovrebbero). A

ncora due precisazioni. Innazitutto: perché proprio il cinema? Perché il cinema costituisce la forma espressiva più complessa, riunendo in sé tutte le altre (dalla letteratura, alla pittura, alla musica, alla fotografia, al teatro, alla danza, all'architettura), e quindi è quella che più d'ogni altra contiene in sé un'infinità di possibili associazioni sinestetiche. Anzi, cinegustologiche!

Poi, per concludere, la risposta a una possibile domanda: non è che la cinegustologia finisce per diventare una nuova forma di linguaggio (critico) codificato, proprio come quelli cui s'è opposta, inibendo di nuovo, e per altra via, il nostro libero sentire? No, perché le associazioni cinegustologiche saranno diverse da persona a persona, in modo da dare a tutti la possibilità di esprimersi in maniera davvero unica.

Così che «Amarcord» di Federico Fellini a qualcuno potrà sembrare un bianco strutturato ma bene ammorbidito dalla barrique, a un altro una zuppa di pesce ricca di sapori, e note dolci e amare, e consistenze diverse! Pronti per iniziare il gioco? perché la cinegustologia è sì una cosa seria, ma anche qualcosa di estremamente divertente!

Marco Lombardi

Marco Lombardi è torinese e ha 46 anni. Dopo anni di lavoro in azienda nella veste di direttore del personale si stufa e molla tutto per fare il critico cinematografico, trasformando la passione in mestiere. Ora scrive su «Il Sole24ore», ma è anche stato autore e conduttore di programmi radiofonici per RadioTre e RadioDue, di programmi televisivi per la Rai, e selezionatore delle opere prime per la Mostra del Cinema di Venezia. Insegna alla Scuola Nazionale di Cinema di Milano e all'Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, al Master del Gambero rosso di Roma e all'Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo. Ha appena pubblicato il suo primo romanzo dal titolo I nuovi amici (Iacobelli, 2009) e fondato una casa di produzione cinematografica, la Grillo film.

m.sanfilippo

© riproduzione riservata