Giovedì 01 Marzo 2012

Parla Beppe, l'amico bergamasco
«Veniva in palestra col clarinetto»

«Per me Lucio rimarrà sempre uno dei miei compagni di scuola e di gioco. Abbiamo trascorso assieme l'età dei vent'anni e ho tantissimi ricordi». A parlare così è Beppe Bovelacci, 68 anni, di Bergamo. «Siamo coetani, del '43, come il titolo della sua celebre canzone, fra le mie preferite - dice -, anche se per la migliore resta Attenti al lupo».

Quando vi siete incontrati la prima volta? «Erano i primi anni Sessanta. Giocavamo entrambi a pallacanestro. Lu nella Ars et Labor, io nella Virtus. Ci allenavamo assieme in una chiesa sconsacrata di via Sassi a Bologna. Ricordo che gli affibbiammo il nomignolo di "tombolino": era robusto, piccolo, ma aveva una elevazione notevole, scattava in alto come una molla».

«Ogni tanto - continua Bovelacci - veniva in palestra con il clarinetto e noi giù a prenderlo in giro. Eravamo stufi di sentirlo suonare quello strumento, ma mai avremmo immaginato che sarebbe diventato un grande».

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e.roncalli

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