Lunedì 28 Maggio 2012

«Broadway? Grande business»
Parla Magni, l'attore con la valigia

È un uomo con la valigia, gira il mondo da più di trent'anni facendo l'attore, da Broadway al Giappone, sempre pronto a sperimentare e a cercare nuove esperienze, anche accanto a «mostri sacri» del teatro come Peter Brook: Marcello Magni è nato 53 anni fa a Bergamo, ma dal 1980 è emigrato «perché con il teatro italiano - spiega - non ho mai avuto feeling».

Vive a Londra con la moglie Kathryn Hunter (americana, attrice di teatro anche lei): il suo italiano ha perso un po' di smalto e lo si capisce al volo quando ci dice: «Sono un po' frastornato dal… Come si dice in italiano jet lag?». E sorride, un po' imbarazzato. È appena tornato da due settimane di lavoro a Tokyo.

Com'è la vita di un attore a New York?
«Tutto un altro mondo: tutti ti danno ogni dritta necessaria per conoscere il loro Paese ma, fatto questo, devi arrangiarti da solo. Ho vissuto molto in questa città viva, dinamica, nella quale non c'è mai tempo di aspettare, c'è grande entusiasmo ma si esaurisce subito. Delle serate a Manhattan mi è rimasto impresso un locale molto particolare: "The Monkey Bar" sulla 54ª strada. È nato ai tempi del proibizionismo, in contrasto con le tendenze dell'epoca: è originale, con un pizzico di trasgressione, caratteristiche che permangono ancora oggi e ti fanno sentire in un'altra dimensione. L'atmosfera di Broadway invece mi ha deluso: è troppo commerciale, manca un po' di magia».

E il teatro?
«Si basa troppo sul business: non c'è la curiosità di scoprire nuovi personaggi, gli impresari preferiscono andare sul sicuro e fare l'incasso e questa logica appartiene purtroppo un po' a tutto il teatro occidentale».

C'è anche una parentesi parigina nel suo curriculum…
«Ho lavorato con Peter Brook, che ha realizzato un documentario straordinario: ha raccolto artisti di teatro - attori e ballerini - di tutto il mondo e a ognuno ha chiesto di interpretare una piccola parte nel modo più spontaneo possibile, per capire come il teatro poteva essere diverso in ogni parte del mondo e come si poteva mantenerlo sempre vivo e appassionante. Ognuno ha dato un'interpretazione diversa, in base alla propria formazione e cultura e Brook le sta tuttora studiando e comprendendo. Qui sta il bello del teatro e il bello del mondo».

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m.sanfilippo

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