Archeologia industriale nell’Isola nel nuovo libro di Emanuele Roncalli

Editoria Arriva una nuova pubblicazione firmata da Emanuele Roncalli, giornalista de L’Eco di Bergamo. È il volume «Archeologia industriale – Le Cattedrali dell’industria e del lavoro dell’Isola Bergamasca», edito da PromoIsola.

Archeologia industriale nell’Isola nel nuovo libro di Emanuele Roncalli
Un aereo Caproni

Prosegue così la collana dei «Quaderni» aperta sempre dall’autore con «Un’Isola da film – I luoghi del cinema fra Adda e Brembo» (2017), seguito da «Un’Isola insolita e segreta» (2019).
Roncalli ora focalizza la sua attenzione su alcuni luoghi forse trascurati, se non dimenticati ma che fanno parte del patrimonio storico e culturale del territorio.

«Quando pensi all’archeologia industriale nell’Isola Bergamasca – scrive nella presentazione del volumetto Silvano Ravasio, Presidente di PromoIsola - la memoria corre immediatamente al villaggio di Crespi d’Adda, al cotonificio Legler e al ponte San Michele in ferro fra Calusco e Paderno. In realtà, i Comuni del triangolo fra l’Adda e il Brembo custodiscono tante altre testimonianze che hanno segnato per decenni, anzi secoli, la vita lavorativa di intere generazioni. Cotonifici e canapifici, maglifici, linifici, tintorie, il comparto tessile insomma, è stato protagonista di tante imprese di capitani di industria. A tutto ciò si è accompagnato, lo sviluppo delle centrali idroelettriche favorito dalla presenza delle acque del fiume Adda. Tuttavia impronte dell’archeologia industriale nell’Isola Bergamasca sono presenti in altri settori che, forse, non hanno raggiunto la stessa notorietà, ma non per questo sono meno importanti. Basti pensare alla grande fabbrica di aerei Caproni a Brembate Sopra-Ponte San Pietro: una pagina di storia affascinante che andrebbe approfondita ulteriormente. Senza poi dimenticare le filande e le fornaci».

«Secondo stime attendibili – spiega Emanuele Roncalli - ogni anno solo in Italia vengono smantellati mediamente 150.000 metri cubi di vecchi edifici industriali e vengono rottamate circa 300.000 tonnellate di macchinari e attrezzature. Recuperare tali edifici – ove possibile – significa salvaguardare la memoria, ma anche conservare la storia, l’identità di un territorio, rappresentando così una nuova risorsa che non può cadere nell’oblìo. Non si tratta di operazioni estetiche, ma di interventi culturali che possono restituire alla società beni riconvertiti per altre funzioni a beneficio della collettività».

«L’intento – conclude Ravasio - è di fornire una sorta di prima catalogazione e mappatura – certamente non esaustiva - dei beni lasciati dall’archeologia industriale nei nostri centri, tematica che i ragazzi dell’Isola Bergamasca e non solo hanno studiato sui libri di scuola. Ed è rivolta anzitutto a loro questo vademecum, questa guida, affinché conoscano da vicino altre pagine di storia del loro territorio, già ricco di gioielli da valorizzare e da conservare».

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