Giovedì 10 Aprile 2014

Aspettando il Palma il Vecchio
Ecco come sarà la mostra

Il plastico della mostra alla Gamec
(Foto by Colleoni)

«Emotivo, sensuale, scenografico». Al curatore Giovanni Villa bastano tre parole per descrivere l’allestimento della mostra di Palma il Vecchio progettato da Emilio Alberti e Mauro Zocchetta. In una sala del Credito Bergamasco un modellino in cartone rende, per la prima volta, l’idea di cosa vedremo nel 2015 alla Galleria d’arte moderna e contemporanea, con tanto di riproduzione in miniatura delle opere.

Le sale della Gamec saranno foderate da un tessuto color vinaccia, nascondendo anche le finestre per non creare interferenze con la luce naturale. Lo spazio sarà neutro, ma caldo, accogliente, familiare. A terra, su lastre di legno dipinte a mano, saranno riprodotti pavimenti di case e chiese veneziane. In qualche caso, come davanti alla «Sacra conversazione» Borghese che dovrebbe aprire la mostra, sembrerà di entrare nel dipinto, perché lo stesso pavimento ritorna nel quadro.

Le opere saranno sollevate da terra, isolate, illuminate a 40-50 lumen per ottenere il massimo della saturazione, in modo da esaltare i colori di Palma, le sete brillanti, i lini chiari. «Davanti a ogni dipinto il pubblico avrà l’impressione di entrare in un abito su misura ritagliato ad hoc», commenta il curatore della mostra, Giovanni Villa.

Per dare continuità al percorso, anche i corridoi saranno foderati di tessuto vinaccia e ospiteranno la parte didattica della mostra, che spiegherà il ruolo di Jacopo Negretti nella pittura europea del Cinquecento.

«L’itinerario sarà cronologico, ma sia chiaro, questa è solo una prima ipotesi di percorso espositivo – sottolinea Villa –. Abbiamo chiesto prestiti per una quarantina di opere con l’obiettivo di portarne in mostra 30-35».

L’elenco definitivo si avrà solo poche settimane prima dell’apertura della mostra. «È una necessità legata sia a motivi di sicurezza, sia a ragioni contrattuali, perché un prestito può essere revocato anche all’ultimo momento», spiega Villa. In qualche caso è anche questione di costi. «I russi, per esempio, vincolano trasporto e assicurazione delle opere e in passato mi è capitato di dover rifiutare prestiti già accordati perché all’ultimo si scopriva che erano troppo onerosi».

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