Mercoledì 28 Maggio 2014

Beppe Maggioni a «The Voice»
«Stasera mi gioco il mio futuro»

Beppe Maggioni

«Don’t stop me now» («Non fermarmi ora») aveva cantato alle «blind audition» di marzo, e di fatto in questi mesi la sua corsa è stata inarrestabile. Da Brembate Sopra agli studi milanesi della Rai: destinazione la finalissima di «The Voice of Italy» per tagliare il traguardo del contratto discografico con la Universal. In mezzo, una vita da insegnante di canto, ma anche una carriera cominciata nel 1998 con i Vipers, la tribute band dei Queen con cui ha collezionato oltre 600 concerti in tutta Italia.

Da mesi Bergamo si è accorta di avere una voce che conta, un asso nella manica da giocare, o meglio televotare, ogni mercoledì sera su Rai 2, da quando cioè i riflettori di «The Voice» si sono accesi su Giuseppe Maggioni, musicista e cantante di Brembate Sopra, 34 anni, che questa sera proverà a staccare il biglietto per la finalissima.

Otto i concorrenti rimasti in gara e Beppe dovrà vedersela con Tommaso Pini, suo compagno di squadra nel team Carrà. Ancora top secret il brano che canterà.

Chi è che teme di più?

«Chi per un motivo, chi per l’altro: siamo tutti molto forti. Del resto se siamo rimasti in 8 su oltre 3.500 partecipanti alle selezioni vuol dire che ognuno di noi ce la può fare».


Com’è esibirsi in televisione?

«È un mondo che non conoscevo e all’inizio non è stato facile, se penso che una settimana prima delle audizioni ero a suonare in acustico in un pub di provincia. Qui è tutto più veloce e immediato: hai meno di due minuti per far capire chi sei. Le “battles” e i “knock out” sono stati difficili perché non ero solo sul palco, ma dovevo confrontarmi con altri cantanti su uno stesso pezzo. Poi dai live la musica è cambiata».


In che senso?

«Essere soli sul palco aiuta a farti tirar fuori tutta l’esperienza che hai e per fortuna che in questi anni di palchi ne ho calcati parecchi, dai concerti con i Vipers ai musical. Poi devo dire che anche le scenografie e tutto il lavoro di costruzione mediatica aiutano a creare l’atmosfera giusta».


In totale libertà?

«Nessuno ti obbliga a fare nulla e mi chiedono sempre se mi va di fare certe cose. Ho la fortuna di essere circondato da un team di professionisti, dai costumisti alla band, che ti fa sentire nel posto giusto al momento giusto senza importi nulla, ma consigliandoti sempre. In altre parole, non cercano di costruire in personaggio, ma puntano a far emergere l’artista che è in te».


Come si trova con il suo coach? E perché ha scelto la Carrà?

«Raffaella è un po’ come una zia: ti fa sentire a tuo agio, ha le idee chiarissime su tutto e un magnetismo e un carisma incredibili. Ho scelto lei perché alle “blind auditon” è stata quella che mi ha criticato di più e ho voluto raccogliere la sua sfida anche per rompere la mia timidezza. E poi non volevo un coach cantante e musicista come me, ma un personaggio che avesse una visione dello spettacolo più completa».


Chi sceglie le canzoni?

«Io e il mio staff, all’interno di un percorso che comincia con le prove di canto al pianoforte per passare a quelle con la band per gli arrangiamenti. Poi ci sono le prove in studio e quella generale il giorno prima dell’esibizione. Ogni giorno è come sostenere un esame: adrenalina ed emozione salgono per esplodere nella diretta televisiva. L’importante, dice Raffaella, è non pensare al pubblico da casa, perché altrimenti è finita».


Le esibizioni più difficili?

«”Arriverà” dei Modà: una canzone molto famosa e legata a un mondo musicale tra il pop e gli anni Sessanta che mi appartiene poco. A livello interpretativo, invece, ho dovuto studiare parecchio per “Follow me” dei Muse».


Chi è il suo fan numero uno?

«Di certo mio padre, 74 anni, sempre presente a ogni concerto. Voglio ringraziare anche i Vipers e il mio manager che mi ha convinto a iscrivermi al programma, tutti coloro che mi votano e ovviamente la mia famiglia e mio figlio, che ha solo 4 mesi, ma è uno stimolo a migliorare sempre di più».


È pronto per la finale?

«Stasera mi gioco il mio futuro. Speriamo di passare, anche perché potrebbe essere l’occasione per presentare uno dei miei inediti: ho tanti pezzi pop-rock nel cassetto che vorrei presentare al pubblico. Non voglio fermarmi proprio ora».

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