Concato, Musico Ambulante al Teatro Nuovo di Treviglio

Concerto Il «Musico Ambulante Tour 2022» di Fabio Concato fa tappa giovedì 21 aprile a Treviglio, al TNT Teatro Nuovo della cittadina, in Piazza Garibaldi (inizio ore 21; ingresso 30 euro).

Concato, Musico Ambulante al Teatro Nuovo di Treviglio

Il titolo della tournée fa riferimento all’ultimo album antologico del cantautore dove le canzoni tornano all’origine, all’essenzialità del trattamento voce e chitarra. Le canzoni, così come sono nate, stavolta vanno in tour accompagnate da altri musicisti, anche se l’atmosfera resta intima, teatrale.

«Non sarà un concerto completamente unplugged, come si dice, ma l’atmosfera vuole essere semplice: non ci sono effetti speciali, razzetti, orpelli, cose particolari - afferma Concato- . C’è molta musica e qualche chiacchiera com’è giusto che sia in una situazione del genere in cui l’artista può farsi conoscere meglio. Ora che abbiamo ricominciato mi sto rendendo conto che c’è fame e sete di musica, tanta voglia di stare insieme, di essere spensierati almeno per un po’. Sarà che usciamo da due anni terribili».

Il musico è colui che porta in giro le sue storie, la scelta del termine sa tanto di fuga dalla plastica del pop. Crede che ci sia desiderio di semplicità, di musica suonata e basta, magari bene?
«A me sembra proprio di sì: c’è desiderio di cose più vere, autentiche. Il musico ha il compito di raccontare le sue cose dove lo chiamano e dove c’è gente che ha piacere di ascoltare. La plastica di certo pop forse non aiuta il contatto diretto col pubblico».

Durante il lockdown ha scritto «L’Umarell», una bella canzone che ha vinto anche dei premi. Prima la pandemia, ora s’è aperto il fronte di una guerra. Come vive questo tempo?
«Può anche darsi che io sia più provato del solito, ma confesso di aver paura. Cerco di vivere la mia vita normalmente, ma faccio fatica. Tendo a rimuovere le immagini che la televisione ci schiaffa lì, ma alla fine ti entrano dentro e non puoi che essere addolorato».

L’intervista integrale di Ugo Bacci su L’Eco di Bergamo di mercoledì 20 aprile

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