Grossman e il sogno di una pace
«da respirare a pieni polmoni»

Pubblichiamo l’articolo di Alberto Carrara su Santalessandro.org, dedicato all’incontro con David Grossman al Teatro Sociale, domenica 18 gennaio.

Teatro sociale stracolmo, domenica sera, per incontrare David Grossman, scrittore ebreo molto noto in Italia e dintorni. Era per presentare il suo ultimo libro «Applausi a scena vuota» (Mondadori). Ma si è parlato di molto altro, soprattutto del senso della letteratura, della parola e del racconto mentre, nella società, attorno allo scrittore e alle sue «storie», premono problemi pesantissimi che sembrano relegare la letteratura nel superfluo e nell’inutile.

Grossman ha parlato soprattutto di questo. Lo ha fatto da perfetto uomo di lettere, nel senso più alto e più nobile del termine. Ha rivendicato al linguaggio letterario la capacità di rappresentare la duttilità, la «flessibilità» dell’anima, la passione per le «nuance», le sfumature, l’abilità nel mettere in scena i livelli complessi e articolati dell’animo umano.

Torna, anche con Grossman, il paradosso dell’uomo di lettere, dello scrittore, narratore e poeta. Il quale, apparentemente, si colloca «accanto» alla società dove i problemi urgono. Mentre tutti parlano del re e della corte, il folle lo sbeffeggia o lo ignora, ostentatamente e quindi dà l’impressione di voler snobbare le urgenze del momento. In realtà chi si affanna attorno ai fatti ne diventa facilmente prigioniero.

Ed è allora che si capisce che la vera estraniazione non è quella dell’inventore di favole, ma di chi si lascia assorbire fino all’estremo da ciò che avviene, fino a perderci l’anima. L’inventore di favole, invece, è il custode della libertà nella quale soltanto si potrà ricostruire il mondo che potrà continuare, dopo che le urgenze saranno passate.

Grossman ha parlato anche di terrorismo, di Parigi e di Medio Oriente. Ma a modo suo. Struggente la constatazione che lui, ebreo, è con Israele, nella situazione di essere sempre odiato da qualcuno e costretto, a sua volta, a rispondere all’odio odiando. E ha confrontato questa situazione con quella in cui l’Europa, nonostante tutto, continua a vivere: molti degli europei non ricordano una guerra «da vicino» perché sono nati nella pace e ci vivono da sempre.

E ha detto che sogna un giorno in cui, finalmente liberato da quell’ossessione, potrà respirare «a pieni polmoni», anche lui, ebreo e scrittore. È un po’ difficile, oggi, sognare quel giorno. Ma si deve continuare a sognarlo. Grazie anche alle «storie» che i grandi saltimbanchi, gli scrittori, continuano fortunatamente a imbandirci.

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