I Legnanesi tornano a Bergamo: pronti a riabbracciare la città dopo due anni

In scena La compagnia al Creberg Teatro dall’11 al 20 marzo con «Non ci resta che ridere» «Sul palco per dimenticare un attimo i pensieri cupi tra il furto della Gioconda e un can-can».

I Legnanesi tornano a Bergamo: pronti a riabbracciare la città dopo due anni
Un momento della spettacolo «Non ci resta che ridere»

Eh sì, non ci resta che ridere e se lo dicono i Legnanesi, non possiamo che crederci. Certo, sentiamo già l’obiezione: di questi tempi c’è ben poco da ridere. E però questo spettacolo «Non ci resta che ridere», che sarà in scena al Creberg Teatro da venerdì 11 a domenica 20 marzo, doveva andare in scena nel marzo del 2020, e (ri)trova la strada del palcoscenico due anni dopo, due anni terribili che non abbiamo ancora fatto in tempo a lasciarci alle spalle che già infuria una guerra, ad oggi, dagli esiti imprevedibili. Ma proprio per questo, come ci hanno raccontato Antonio Provasio (la Teresa) e Enrico Dalceri (la Mabilia), assente per motivi di lavoro, Antonio Cordara, il nuovo Giovanni che ha preso il posto di Luigi Campisi, nel corso di una conferenza stampa convocata, come da tradizione, per un momento conviviale alla trattoria d’Ambrosio, da Giuliana, è il momento di trovare il tempo per un paio d’ore di serenità, per dimenticare, almeno per un momento, i nostri problemi, per ritrovare, appunto, il sorriso.

Bergamo tra le piazze più ambite

E chi meglio dei Legnanesi lo può fare? E la piazza di Bergamo è una delle più ambite dalla compagnia per l’affetto e l’entusiasmo con i quali gli spettatori bergamaschi hanno sempre accolto la compagnia che, di anno in anno, deve aumentare le repliche dei suoi spettacoli: «L’appuntamento al Creberg Teatro – spiegano i Legnanesi –, come ogni anno, rappresenta una tappa attesissima del nostro tour. Nel momento più drammatico della pandemia, il pensiero che ci ha accompagnato è stato che, quando saremmo tornati finalmente a Bergamo, gli applausi più forti sarebbero stati i nostri, dal palcoscenico verso un’intera comunità che non vediamo l’ora di ringraziare e di riabbracciare. Questo messaggio è oggi più forte che mai, e sarà bellissimo ritrovarsi a teatro, per trascorrere due ore in serenità, allontanando per un attimo i pensieri cupi di questi giorni».

«Nel momento più drammatico della pandemia, il pensiero che ci ha accompagnato è stato che, quando saremmo tornati finalmente a Bergamo, gli applausi più forti sarebbero stati i nostri, dal palcoscenico verso un’intera comunità»

Insomma: finalmente si torna a teatro, i Legnanesi – la compagnia più antica e longeva d’Italia e la più grande con 41 persone tra attori e tecnici che la tengono insieme –, si ripresenta sul palco del Creberg Teatro con uno spettacolo che si annuncia già strepitoso. Ma cosa succede in questo «Non ci resta che ridere»? Succede che la Teresa in occasione del cinquecentesimo anniversario della morte di Leonardo da Vinci, ha la bella pensata di riportare in Italia il suo capolavoro, la Gioconda, facendolo trafugare dal Giovanni incurante del sortilegio legato al furto del celebre dipinto.

«Chi viene a vedere lo spettacolo vedrà la rivista italiana a 360 gradi, uno spettacolo curato nei minimi dettagli»

La famiglia Colombo si ritrova così catapultata nel 1504 e possiamo solo immaginare (ma forse no) cosa saranno capaci di combinare la Teresa e i suoi. Scritto da Antonio Provasio e sua moglie Mitia Del Brocco, scenografie e costumi di Enrico Dalceri, musiche di Enrico Dalceri e Arnaldo Ciato e le coreografie di Valentina Bordi, lo spettacolo è, secondo Provasio «sicuramente uno dei più belli che abbiamo fatto da dieci anni a questa parte, e non vi dico cosa ci è costato, abbiamo rinnovato di otto undicesimi il cast dei boys, abbiamo nuove coreografie della straordinaria Valentina Bordi, abbiamo lavorato molto sui testi, sulla prosa, sui balletti, sui costumi. Chi viene a vedere lo spettacolo vedrà proprio la rivista italiana a 360 gradi, uno spettacolo curato nei minimi dettagli».

A proposito di costumi ci sarà lo splendido costume indossato dalla Mabilia, che è quello restaurato che indossava Toni Barlocco: «È la qualità – spiega Enrico Dalceri – una delle caratteristiche della nostra compagnia, è tutto made in Italy, le scenografie, i costumi, gli accessori, le calzature sono frutto del lavoro dei nostri artigiani. Per questo lo spettacolo risulta molto ricco, molto bello. Bisogna dare il massimo anche su queste cose: sartoria italiana, tessuti italiani».

«È tutto made in Italy: le scenografie, i costumi, gli accessori, le calzature sono frutto del lavoro dei nostri artigiani»

Avanti e indietro nel tempo, da un’epoca all’altra, la storia sarà come di consueto inframmezzata dai numeri tipici di intrattenimento, numeri nei quali primeggia, naturalmente, la Mabilia che si esibirà, data l’ambientazione francese, in un can-can che immaginiamo già strepitoso. Da rodare il «nuovo» Giovanni dopo l’abbandono di Luigi Campisi ma questo attiene al fisiologico rinnovamento di una Compagnia che da 1949 tiene compagnia al pubblico lombardo, in primis, ma ormai di tutta Italia . «Tornati in scena dopo due anni – raccontano, infine, Provasio e Dalceri – ci siamo talmente emozionati che ci veniva da piangere». Certo un momento comprensibile di commozione, ma solo per ricordarci che non ci resta che ridere: appuntamento a teatro.

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