I Pooh tutti insieme al Donizetti
Nel ricordo del fondatore Valerio

I Pooh prima, durante e dopo. Riuniti al «Donizetti» per «Ciao Valerio», omaggio all’arte di Negrini, fondatore e paroliere del gruppo. Evento unico. All’inizio «Amici per sempre» cantata da un coro di voci bianche.

I Pooh prima, durante e dopo. Riuniti al «Donizetti» per «Ciao Valerio», omaggio all’arte di Negrini, fondatore e paroliere del gruppo. Evento unico. All’inizio «Amici per sempre» cantata da un coro di voci bianche. Poi Roby, Red, Dodi, e ancora Riccardo Fogli, Stefano D’Orazio.

La famiglia allargata, senza Pippo Baudo trattenuto a casa da un malanno stagionale. Al suo posto conducono la serata Paolo Conticini, Fabio Santini, Andrea Pedrinelli, amici e fan della band più longeva del pop italiano. Ci sono altri amici, altri «parenti»: Mauro Bertoli, compagno musicale della prima ora, Giancarlo Lucariello, il primo e l’ultimo produttore dei Pooh, Gianni d’Angelo, il grafico che ha disegnato la storia a fumetti del gruppo, Chiara Canzian e Phil Mer, i due figli di Red, Christian Iansante, l’attore che ha pensato di far recitare ai doppiatori italiani i versi di Negrini. Bello il cd inserito nel «Pooh Box», l’ultimo cofanetto con «Opera Seconda» in versione live.

A teatro il clima è amicale e festoso, con qualche amarezza inevitabile. La ferita è ancora aperta. Valerio se n’è andato giusto un anno fa, improvvisamente. E tutti quanti i Pooh sono rimasti orfani di un amico, di un uomo di parola che ha regalato a ognuno notorietà e successo. Non è poco. Lo ricorda Red Canzian con parole semplici: «Qualche lusso, un pezzo di casa dove abito con la mia famiglia vengono dai versi di quell’amico per sempre».

Senza Valerio Negrini i Pooh non ci sarebbero stati e non avrebbero avuto quello che hanno trovato sul campo della musica leggera italiana. Giusto e inevitabile l’omaggio: leggero, cantato, recitato a dovere da una decina di doppiatori convocati da Iansante. L’idea in fondo è semplice, ce ne aveva parlato anche Baudo giorni fa: ricordare il poeta popolare, il Negrini che ha bisogno di uscire dal gruppo per scrivere versi che viaggiano anche senza musica.

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