Il mito Atlantic colpisce ancora
Nuovo libro sui soldatini di Treviglio

Natale è anche tempo di regali, parola che nella memoria di molti ex bambini fa rima con Atlantic, la storica ditta trevigliese produttrice di soldatini di plastica. Un marchio ormai scomparso, legato alla fiorente stagione dell’industria del giocattolo italiana anni ’70 e oggi perpetuato attraverso il collezionismo, i mercatini, il modellismo e i libri autoprodotti.

Il mito Atlantic colpisce ancora Nuovo libro sui soldatini di Treviglio

Infatti dopo la pubblicazione dell’opera omnia «Viaggio nell’Atlantic», capitanata da Mauro Menghini, arriva in questi giorni, fresco di stampa, «Soldatini Atlantic! - un mito degli anni ’70». Un mito autentico che resiste e si tramanda nel racconto di un’altro atlanticofilo: Salvatore Miraglia, 45 anni, geologo per la più importante compagnia petrolifera italiana, brianzolo di nascita ma con origini siciliane. E, quel che più conta, votato alla missione del recupero di storie e memorie sull’epopea dei soldatini made in Treviglio.

Quando è iniziata la sua passione per Atlantic?
«Come tutti gli innamorati delle miniature di Treviglio, anch’io ne sono rimasto folgorato da bambino - spiega l’autore del libro -. Siamo nella prima metà degli anni ‘70. Nel libro non posso fare a meno di raccontare come avvenne. Poi, durante un trasloco, i miei soldatini sparirono misteriosamente. Per oltre 20 anni non ne ebbi più notizia. Giunti ai nostri giorni, ecco l’incontro casuale con gli Atlantic, avvenuto in uno dei tanti mercatini domenicali. Oltre a risvegliare un’antica passione, quell’incontro fece nascere dentro di me la voglia di saperne di più sull’Atlantic e sulle sue vicende. Chi era, o chi erano i fondatori? Chi aveva ideato le pose dei soldatini? Chi erano gli scultori? E chi gli illustratori delle meravigliose confezioni? Perché, agli inizi degli anni ’80, l’azienda era stata chiusa? Erano tante le domande a cui volevo dare una risposta. Decisi di mettermi sulle tracce dei protagonisti e delle fonti».

Come si è svolta la raccolta del materiale per il libro?
«La ricerca è durata quasi 12 anni (ovviamente condotta in modo discontinuo: nel frattempo c’era il lavoro, la famiglia e molte altre cose). Ho avuto la fortuna di incontrare persone sempre disponibili e generose. Tra esse, un altro appassionato come me: Mauro Menghini (a mio parere, uno dei maggiori conoscitori del “Pianeta Atlantic”). È a lui che devo una parte del materiale illustrato riportato nel libro. In cambio gli passai alcune bozze, quelle da cui, in seguito, sarebbe scaturita la mia “fatica”. Ai tempi avevamo un progetto comune, poi però, mi resi conto di avere delle idee un po’ diverse dalle sue e decisi di continuare da solo. Lui, ovviamente col mio benestare, rielaborò e riutilizzò le parti dei miei appunti che più gli interessavano per comporre la prima versione della sua monumentale opera “Viaggio nell’Atlantic”, considerata da molti collezionisti (a ragione) come “la Bibbia degli Atlantic”. Da parte mia, feci tesoro del materiale che, come ho detto, volle mettermi a disposizione. Lo ringrazio di vero cuore».

Dalla collaborazione tra i ricercatori alla stesura del testo: come ha affrontato il racconto dell’impresa Atlantic?
«Dopo aver incontrato e intervistato decine di persone (direttamente o indirettamente legate alle vicende dell’Atlantic) e archiviato centinaia di file (immagini, video e quant’altro), avendo ormai colmato la capacità dell’hard disk del mio personal computer, cominciai a sentire l’esigenza di ordinare il tutto in maniera cronologica. Nacque così l’idea di scrivere una “Storia dell’Atlantic”. Era il 2007: una sera di aprile creai un nuovo file vuoto di word, intitolandolo: “Atlantic! Il mito”. Incominciai a scrivere… Dopo un’ottantina di versioni, e quasi un lustro di tempo, finalmente il file definitivo: “Soldatini Atlantic! Un mito degli anni ’70”. Decisi di curare personalmente layouting e grafica, così come la copertina. Ero soddisfatto, ma non del tutto. Pensai che, forse, agli “Atlanticofili” sparsi in giro per l’Italia (e non solo) avrebbe fatto piacere leggere quello che avevo scritto. E così dissi tra me e me: «Ma perché non divulgarlo?» Nacque subito un problema: sono uno sconosciuto, figurarsi se una casa editrice... Poi, la scoperta del self publishing e dell’editrice Youcanprint. Ed eccomi qua, con un libro finalmente pubblicato e in distribuzione».

Cosa si trova nel libro sulle vicende della ditta trevigliese?
«In estrema sintesi, il libro è concepito come un insieme di racconti che inizialmente si sviluppano in parallelo, per poi intrecciarsi e fondersi in uno solo. Tra le pagine si ritrova la storia del mito Atlantic raccontata con uno stile romanzato e accompagnata da tante foto originali, approfondimenti ed episodi inediti. Il lettore scoprirà i luoghi, i personaggi e le vicende di questa gloriosa fabbrica di giocattoli; i motivi del successo e dell’irrefrenabile passione sviluppata da una generazione di ragazzini nei confronti delle sue miniature; infine, alle porte degli anni ’80, la sofferenza del settore del giocattolo tradizionale (quindi anche dell’Atlantic), in seguito all’escalation dell’elettronica e all’arrivo dei cartoni animati giapponesi. Qui si chiude una parte e se ne apre un’altra: “la seconda vita” degli Atlantic, a partire dal 1995, grazie al wargamer Roberto ‘Rog’ Gigli e poi alla Nexus Editrice. In questa complessa stratificazione di vicende e personaggi, s’intercala più volte la narrazione della mia ricerca personale, con le difficoltà, le complicazioni, i colpi di… fortuna e tanto altro ancora».

Un percorso indagativo tutto da scoprire, visto che Miraglia non fa anticipazioni ma lascia che la curiosità del lettore sia soddisfatta direttamente dalla pagina scritta. Per il momento non sono previste presentazioni pubbliche, anche se l’autore si dice disponibile ad eventuali incontri. Quindi appassionati di soldatini ed estimatori di vecchi giocattoli sono avvisati, sotto l’albero c’è la possibilità di fare posto ad un pezzo di storia intriso di saporosi ricordi: «Soldatini Atlantic! Un mito degli anni ’70».

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