Sabato 12 Luglio 2014

Il trevigliese Malini premiato:

«Prosa inedita» al Montano 2014

Roberto Malini

Roberto Malini, poeta e scrittore trevigliese, è stato premiato con Menzione alla ventottesima edizione del Premio di poesia e prosa Lorenzo Montano 2014, nella sezione «Prosa inedita». Il racconto che ha ottenuto il premio si intitola «Come si diventa poeti?» ed è nato grazie alla risposta dell’autore a una giovane aspirante poetessa, che qualche tempo fa gli pose la domanda che è divenuta poi il titolo della breve prosa.

La giuria del Premio Lorenzo Montano è composta da Giorgio Bonacini, Laura Caccia, Davide Campi, Mara Cini, Flavio Ermini, Marco Furia, Rosa Pierno, Ranieri Teti. Istituito a Verona nel 1986, il Premio Lorenzo Montano è uno dei premi letterari italiani di maggior prestigio. Ideato e promosso dalla rivista letteraria Anterem, ha visto succedersi in qualità di giurati alcuni dei principali critici e letterati italiani.

Nel comitato d’onore della prima edizione erano presenti Claudio Magris, Edoardo Sanguineti e Andrea Zanzotto. Il premio è patrocinato dalla Regione Veneto, degli Assessorati alla Cultura della Provincia, del Comune e della Circoscrizione Centro storico di Verona, dalla Biblioteca Civica di Verona. Nel 2003 dal Premio è nata anche la Biennale Anterem di Poesia. Roberto Malini è autore di oltre trenta libri di poesia, prosa, saggistica e letteratura per ragazzi. Ha ottenuto riconoscimenti nazionali e internazionali per la poesia, la prosa, la sceneggiatura, il cinema e i diritti umani.

Qui di seguito, il racconto premiato nella sezione «Prosa inedita».

«Come si diventa poeti?»

di Roberto Malini

Sara, studentessa al liceo classico, mi ha inviato alcune poesie e mi ha chiesto se, a mio avviso, ha talento e come si diventa poeti. La giovane ha un linguaggio fresco, un buon senso del ritmo, la giusta sensibilità per scegliere le parole e unirle in un verso, in una strofa, in una lirica. Le ho risposto che madre natura le ha fatto dono dei semi e di un pezzetto di terra fertile, sulle rive del fiume della poesia. Le ho scritto che per essere così giovane, ha lavorato bene e qualche germoglio comincia a intravvedersi nel giardino del suo futuro. Però l’ho anche avvertita (lo faccio sempre, con i giovani poeti) che la poesia è una strada lunga, piena di ostacoli e curve insidiose, difficile. Si percorre il pezzo iniziale con l’entusiasmo di chi si innamora per la prima volta. Ma questa è passione, non è ancora poesia. Si ammirano i fiori degli altri giardini e si scelgono poeti affini, colpiti dalla profondità delle loro anime, dalla bellezza del loro canto. Li si cerca, li si imita, si ascolta la stessa musa. Si scrivono poesie con il cuore gonfio di emozioni e gli occhi pieni di lacrime. Ma questa è scuola, non è ancora poesia. Si chiude una parte di sé nel tempio della devozione, si impara a lavorare con la “lima”, si comincia a distinguere le luci incontaminate dei diamanti dai bagliori comuni del quarzo, del vetro. Ma questo è lavoro, non è ancora poesia. Si è stanchi. Si rinuncia. Ci si sente lontani dalla fonte del bello e del buono. Si esce dalla strada, ci si perde nel bosco delle parole, si affondano i piedi nel fango o nel pietrisco della vita. Si prega. Si urla. Si sente il canto diventare un lamento e poi uscire da sé, percorrere mille volte il giro del mondo, fino a trasformarsi in una raffica di vento tagliente che ci sferza il viso, ci getta a terra, ci fa a brandelli l’anima. Poveri, abbandonati, soli, derisi, emarginati come mentecatti, con le mani vuote e i piedi feriti per il tanto camminare, si alza per un attimo lo sguardo da terra e ci si accorge di essere ancora sul bordo della lunga strada. Però non ci sono più sassi, non ci sono più buche. Ed ecco, in fondo, la Città dei Poeti, con le sue guglie d’oro! Allora si sente rinascere nel proprio animo il canto e questa, Sara, è finalmente Poesia!

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