Una «parete» e altre curiosità, il cuore di Città Alta attraverso i secoli - Foto e video
CERCABERGAMO. La puntata della nostra rubrica dedicata ai luoghi storici ci porta in Città Alta, alla scoperta di dettagli curiosi.
Lettura 4 min.Esplorando la città, ammirando i suoi edifici storici, le opere d’arte, le piazze e i monumenti che ogni anno attirano migliaia di turisti, qualche dettaglio può passare inosservato. Eppure anche i particolari hanno una storia da raccontare, una storia affascinante. Come quella di queste barre di ferro su una parete in Città Alta, con incisi degli strani nomi. Cosa significano?
Siamo davanti alla Basilica di Santa Maria Maggiore, nella splendida piazza Duomo su cui si affacciano anche la Cattedrale di Sant’Alessandro, la Cappella Colleoni, il Battistero e il Palazzo della Ragione che divide questo spazio dalla vicina piazza Vecchia. Sulla facciata della Basilica, a sinistra del portale settentrionale – quello dei leoni rossi – si notano delle aste di ferro infisse nell’arenaria a poca altezza dal suolo, sulle quali sono incisi dei nomi: braccio, pettine, parete, cavezzo. Il dettaglio del quiz di questa settimana appartiene proprio a una di queste barre di ferro. Si tratta delle unità di misura medievali, che restarono in vigore per secoli, riportate negli antichi statuti cittadini e rimaste valide fin quando, con la Rivoluzione francese, entrò in vigore il nuovo sistema metrico decimale.
Antiche misure
A quei tempi, infatti, lo spazio tra il Duomo e la Basilica era un importante luogo di mercato. Commercianti e acquirenti si avvicinavano al muro della basilica e, facendo riferimento alle incisioni nella pietra, misuravano panni e tele, per stabilire con precisione quantità di merce e il relativo prezzo. Il compito di controllare le misure dei panni era affidato ai consoli dei tessitori, sottoposti a giuramento.
Gli studi di Angelo Mazzi e dell’ingegnere Luigi Angelini
Già nell’Ottocento l’attenzione di alcuni studiosi era stata richiamata dalla presenza di incavi nell’antica arenaria della basilica e di perni di ferro. Se ne occupò, in particolare, lo storico Angelo Mazzi, «insigne bibliotecario» della Mai. Nel Novecento l’ingegnere Luigi Angelini studiò corrispondenze tra quelle tracce sul muro e i sistemi di misura in uso nel Medioevo. Nel 1954 riferì l’esito dei suoi studi all’Ateneo e una dozzina di anni dopo furono ricollocate sul muro della basilica aste di ferro secondo le antiche misure. Un cavezzo corrispondeva a 2,63 metri, mezzo cavezzo a 1,315 metri, il braccio di fabbrica misurava 0,531 metri, il pettine dei tessitori 0,915 metri e, per pezze di stoffa più grandi, la parete dei tessitori: 4,95 metri.
La scultura sull’abside
Non è l’unica curiosità che si incontra osservando la facciata della Basilica, la cui posa della prima pietra risale al 1137, mentre il duomo è del XV secolo e. Per esempio, sulla parte esterna dell’abside principale, in piazza Reginaldo Giuliani, guardando in alto si nota la scultura del volto di un uomo barbuto.
Si tratterebbe del costruttore della Basilica, un certo Magister Fredo, individuato come uno dei maestri comacini, gruppo di maestranze edili, capi muratori e scalpellini attivi fin dall’Alto Medioevo secolo nella zona tra il Comasco, il Canton Ticino e in generale la Lombardia. La scultura del volto sarebbe dunque un ricordo del progettista e architetto che costruì la Basilica.
I leoni
Anche le sculture dei leoni stilofori sui portali settentrionale (lato piazza Duomo) e meridionale (lato piazza Rosate) realizzati da Giovanni da Campione e dalla sua scuola a metà del Trecento, hanno qualcosa da raccontare. Sul portale settentrionale, realizzato tra il 1351 e il 1353 i leoni sono di colore rosso, il materiale utilizzato è il marmo di Verona, mentre sul portale meridionale, realizzato verso il 1360, sono bianchi, in marmo di Candoglia.
L’utilizzo di due colori diversi avrebbero un significato preciso: il portale dei leoni rossi è orientato verso nord, verso il buio e le tenebre, simbolo della morte; quello dei leoni bianchi è invece orientato verso sud, verso la luce e la vita. Secondo le cronache medievali i due colori alluderebbero anche alle due nature di Cristo, umana e divina. Tra i dettagli da notare anche il cane che morde la zampa al leone rosso di sinistra, interpretato come un simbolo dell’eresia che minaccia l’uomo e la sua fede cristiana.
La meridiana
Sempre in cerca di curiosità, facendo pochi passi in direzione dei piazza Vecchia, sotto il portico di Palazzo della Ragione, ecco una meridiana incastonata nel pavimento. La realizzò nel 1798 l’abate Giovanni Albrici, di nascita scalvina, docente di fisica. Questa meridiana è detta «a camera oscura» perché a indicare la posizione del Sole rispetto alla Terra non è l’ombra, ma un raggio di luce che passa attraverso un foro in una lastra di metallo (gnomone) collocata sotto un arco del portico.
Nel 1980 lo gnomone originario fu sostituito con il Sole di bronzo di Sandro Angelini
Nel corso degli anni venne leggermente modificata, rinnovata nel 1857 e restaurata all’inizio degli anni Ottanta. Nel dicembre del 1980, in particolare, lo gnomone originario fu sostituito con il Sole di bronzo di Sandro Angelini, incastonato nella loggia di Palazzo della Ragione a un’altezza di 7,64 metri.
I tagli nelle pietre
Sempre sotto il porticato, sui pilastri del Palazzo della Ragione, lungo il passaggio tra piazza Vecchia e piazza Duomo, spuntano altri dettagli insoliti che spesso passano inosservati. Si notano infatti dei «graffi» verticali nelle pietre di due pilastri: sono i segni lasciati dalle baionette degli austriaci, che all'inizio dell’Ottocento avevano il loro Corpo di Guardia dove oggi si trova l’ingresso alla torre del Campanone.
Le guardie affilavano le lame sulle pietre dei pilastri del Palazzo della Ragione, i segni sono ancora visibili
Le guardie affilavano le lame sulle pietre dei pilastri e le tracce di quelle operazioni sono rimaste scolpite nelle pietre, visibili fino ai giorni nostri, a ricordarci uno dei lati insoliti della storia di Città Alta.
La gradinata
Sul lato opposto del porticato, sotto il bassorilievo della «Beata Vergine col bambino in una gloria di Angeli», realizzato dallo scultore Bartolomeo Manni, c’è una gradinata, dove oggi spesso sostano turisti. Ma in passato questo era tuttaltro che un luogo di svago: la gradinata infatti ci ricorda l’antica funzione giudiziaria del porticato del Palazzo della Ragione, dove si svolgevano all’aperto le udienze del tribunale civile e penale. Sulla gradinata venivano posti tappeti e cuscini, dove prendevano posto i magistrati e venivano esposti anche i condannati.
Nella vicina piazza Vecchia, inoltre, un tempo c’erano anche due colonne, dove venivano fatti sedere i debitori insolventi, mentre un banditore scandiva ad alta voce i nomi dei creditori. Una sorta di gogna pubblica.
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