Il pessimismo dei ragazzi è un problema anche per le imprese
CAPITALE UMANO. Settima puntata dell’intervista a Giuliano Noci, Prorettore del Politecnico di Milano: «Le paure dei giovani sull’intelligenza artificiale e sulle guerre nascono dalla stessa radice»
Lettura 2 min.Ottanta per cento: è la quota di studenti lombardi che indica guerre e conflitti come il principale rischio per la propria vita futura. E il sessantadue per cento, in un altro capitolo della stessa ricerca, teme che l’intelligenza artificiale porti via creatività e valore umano: più di quanti - il 47% - temano di perdere il posto di lavoro. Due paure che sembrano non parlarsi, emerse dall’indagine «Next Gen Power» condotta su oltre 6.000 studenti delle superiori dall’Hub della Conoscenza. Nella settima puntata dell’intervista a Delta Index Tv, Giuliano Noci, Prorettore del Politecnico di Milano e fondatore dell’Hub, le tiene insieme in una frase sola: «C’è un pessimismo rispetto al futuro».
Il filo che le unisce
Il sentiment, spiega Noci, affiora implicito nei numeri e diventa esplicito quando con i ragazzi ci si parla. È il punto di contatto tra le due paure. E non è un dettaglio d’atmosfera: chi il futuro dovrà abitarlo lo guarda già oggi con diffidenza, e chi diffida finisce per prenderne le distanze senza dichiararlo. «È un tema pericoloso per il futuro dei nostri territori», avverte il Prorettore.
Non la sostituzione, il governo
Sull’intelligenza artificiale Noci chiede di essere precisi. La paura dei ragazzi non è che la tecnologia sostituisca l’uomo o lo superi. È che vada oltre la dimensione umana perché nessuno è in grado di governarla.
«L’intelligenza artificiale è utile, è fondamentale, dobbiamo governarla», dice. «Per governarla va messa al servizio dell’uomo». E dietro la richiesta c’è un’indicazione scomoda: «è un tema di sfiducia verso la scuola e verso coloro che fanno policy». I numeri della ricerca lo confermano: il 71% degli studenti usa già strumenti di intelligenza artificiale per studiare, ma il 56% ritiene che la scuola non stia fornendo le competenze per farlo davvero.
Perché riguarda chi assume
Nelle sei puntate precedenti Noci aveva lavorato dentro il perimetro dell’impresa: l’insicurezza del giovane candidato, ciò che i ragazzi chiedono davvero - crescita, valori, accompagnamento -, la promessa non mantenuta al colloquio, il peso reale dello stipendio, il tempismo sbagliato di chi cerca i giovani solo a titolo di studio acquisito, i silos che li allontanano. La settima esce dai cancelli e poi ci rientra. Perché un ragazzo che non riesce a proiettarsi in avanti è lo stesso che, assunto, non costruisce un percorso: si affida al breve termine, e il breve termine non trattiene nessuno.
Vale anche per la tecnologia. La domanda di governo non si ferma alla porta della scuola: un’azienda che introduce strumenti di intelligenza artificiale senza dire a un neoassunto chi decide, con quali regole e con quale ricaduta sul suo lavoro, riproduce esattamente il meccanismo che i ragazzi imputano al sistema formativo. È la differenza tra adottare e governare. È il terreno su cui Delta Index misura le imprese del proprio panel: non se l’azienda usa l’intelligenza artificiale, ma se accompagna chi entra a usarla. Il pessimismo sul futuro non si smonta con una campagna di employer branding. Si smonta facendo vedere a un ventenne che dentro quell’impresa un futuro è progettabile.
Per approfondire il tema del rapporto tra aziende e Generazione Z: Osservatorio Delta Index e Skillherz
© RIPRODUZIONE RISERVATA