Le imprese cercano l’IA. Ma le persone restano la vera priorità

CAPITALE UMANO. Elisa Zambito Marsala (Intesa Sanpaolo) commenta i dati raccolti da «Look4ward»: «Le aziende cercano profili sull’IA, ma le soft skill sono diventate la prima priorità del mercato del lavoro».

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Dall’osservatorio Look4ward - nato nel 2023 con l’Università Luiss Guido Carli e gestito da Intesa Sanpaolo - arriva una fotografia nitida e in parte sorprendente del mercato del lavoro italiano. Le imprese cercano competenze sulle nuove tecnologie, intelligenza artificiale compresa. Ma non è lì che si gioca la partita più importante.

«Emerge una necessità di avere profili competenti sulle soft skill», spiega Elisa Zambito Marsala, responsabile Education Ecosystem and Global Value Programs di Intesa Sanpaolo. Personalità forti, pensiero critico, affidabilità etica, lavoro di squadra, costruzione di alleanze. Non attributi accessori: competenze prioritarie, sempre più richieste da un mercato che cambia in modo rapido e continuo.

Il quadro che emerge da Look4ward identifica due livelli di fabbisogno. Il primo è tecnico-verticale: le imprese cercano profili formati sulle nuove tecnologie, sull’intelligenza artificiale, su business che fino a pochi anni fa non esistevano e per i quali si attinge oggi al mercato internazionale. Il secondo livello - e qui sta il nodo - è quello delle competenze trasversali. Non come complemento al profilo tecnico, ma come requisito autonomo, spesso dirimente.

«Abbiamo bisogno di persone in grado di utilizzare un pensiero critico, che siano eticamente affidabili, che sappiano lavorare in squadra e che abbiano capito che costruire alleanze è un asset strategico», sintetizza Zambito Marsala.

I dati dell’Osservatorio Delta Index raccontano la stessa traiettoria dal lato delle imprese del territorio. Nella dimensione «Selezionare» del Report Delta Index, il punteggio medio delle aziende analizzate nella gestione del processo di selezione si ferma a 2,71 su 5. Un dato basso, che si spiega con una struttura ancora prevalentemente basata sul colloquio standard. Solo 18 aziende su quelle monitorate dichiarano di adottare attività integrative - simulazioni, prove on the job, valutazione strutturata delle competenze trasversali - con il coinvolgimento diretto delle aree aziendali interessate. Le altre si fermano prima. Sanno cosa cercano. Non sempre sanno come cercarlo.

È un cambio di prospettiva che molte aziende faticano a tradurre in pratica. La selezione tradizionale tende a concentrarsi sulle competenze dichiarate, sui titoli, sulle esperienze pregresse misurabili. Le soft skill si dichiarano rilevanti nei colloqui, ma raramente diventano il criterio di valutazione centrale. Il Report Delta Index individua qui uno dei cortocircuiti più frequenti: le piccole e medie imprese spesso cercano queste qualità, ma faticano a riconoscerle durante il colloquio. E i giovani, dal canto loro, faticano a raccontarsi su questa dimensione perché non sono stati sufficientemente allenati a farlo.

Il tema tocca anche la formazione. Non è un problema che si risolve solo dentro le mura aziendali. «L’allenamento sulle soft skill deve avvenire il prima possibile, già nei primi anni di scuola», ricorda Zambito Marsala. Chi non inizia presto non sviluppa quella struttura che poi aiuta, in modo istintivo, ad affrontare la complessità. Un ragazzo che arriva sul mercato del lavoro con una laurea ma senza quella struttura - senza capacità di decidere, di costruire relazioni, di gestire l’incertezza - incontra un mercato che non sa dove metterlo.

La dimensione «Formare» del Report Delta Index conferma questa lettura. Il punteggio medio delle aziende sulla capacità di trasmettere soft skill e competenze procedurali in ingresso è 2,8 su 5. Le micro e piccole imprese - quelle con meno di 50 addetti - sono le più esposte: meno struttura, meno risorse dedicate, meno tempo. Eppure sono proprio quelle che, nel tessuto produttivo del Nord Italia, assorbono la quota maggiore di giovani in ingresso.

Sul fronte dell’intelligenza artificiale, il messaggio che arriva da Look4ward è chiaro: l’IA non è un sostituto delle persone, è uno strumento che le persone devono saper governare. E per governarla serve esattamente ciò che l’algoritmo non possiede: spirito critico, capacità relazionale, giudizio etico. Le aziende lo sanno. Il sistema formativo sta ancora capendo come rispondere.

Per approfondire il tema del rapporto tra AZIENDE e GENERAZIONE Z collegarsi al sito dell’Osservatorio Delta Index e di Skillherz

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