Noci: «I giovani non hanno paura del lavoro, ma di restare soli»
CAPITALE UMANO. Nella seconda puntata dell’intervista, Giuliano Noci, Prorettore del Politecnico di Milano, spiega cosa chiedono davvero i giovani al lavoro: crescita, valori condivisi, accompagnamento.
Lettura 1 min.Non è lo stipendio la prima cosa che i ragazzi chiedono a un’azienda. È la possibilità di crescere. Lo dice Giuliano Noci, Prorettore del Politecnico di Milano e fondatore dell’Hub della Conoscenza, che da tre anni lavora fianco a fianco con ragazzi tra i 14 e i 18 anni e che ha coordinato la ricerca «Next Gen Power», condotta su oltre 6.000 studenti delle scuole superiori lombarde.
«In questi tre anni ho scoperto una cosa importante - spiega Noci -: i ragazzi sono molto meglio di quello che noi ci immaginiamo. Siamo noi che non li facciamo uscire dal loro guscio». Da questa premessa parte la lettura di Noci su cosa chiedono davvero i giovani al mondo del lavoro. Il lavoro non è più, come per le generazioni precedenti, l’obiettivo assoluto: pesa il tema del work-life balance, dell’equilibrio tra vita e lavoro. Ma quando i ragazzi decidono di entrare in un’azienda, le richieste sono precise.
(Foto di Gian Vittorio Frau)
La prima è la crescita. «Non tanto e solo dal punto di vista di stipendio o di ruolo - dice Noci - ma di crescita di competenze». La seconda è la coerenza di valori. Per i giovani intervistati conta la sostenibilità ambientale, ma anche una dimensione più personale: valori propri della vita di ciascuno, non solo dichiarazioni aziendali.
Il terzo elemento è quello su cui Noci si sofferma di più: il bisogno di accompagnamento. «Emerge una fragilità, un tema di coordinamento. Come se i ragazzi chiedessero: dobbiamo essere accompagnati». Una richiesta che, secondo Noci, non nasce da mancanza di volontà, ma da una fragilità indotta dalla «egosfera» generata dalle tecnologie e dalla bolla che il Covid ha creato attorno a questa generazione.
Un quadro che conferma quanto osservato da Delta Index: le aziende che vogliono attrarre i giovani non possono limitarsi a offrire una retribuzione competitiva. Devono costruire percorsi di crescita reali, dichiarare valori coerenti e - soprattutto - accompagnare i ragazzi nei primi mesi, quando il rischio di abbandono precoce è più alto.
Per approfondire il tema del rapporto tra aziende e Generazione Z: Osservatorio Delta Index e Skillherz
© RIPRODUZIONE RISERVATA