Non i soldi, non il brand: ecco le aziende più attrattive per la Gen Z
CAPITALE UMANO. Great Place to Work Italia premia venti aziende su input di 5.048 giovani collaboratori: fiducia all’88%, Leadership Index al 90%. I numeri confermano ciò che Delta Index misura da tempo.
Lettura 2 min.Chi vincerebbe una gara di popolarità tra le aziende italiane, secondo un ventenne di oggi? Non Ferrari, non una big tech americana, non una banca storica. Al primo posto c’è Edera Nordest, una società veneta di prestiti a dipendenti e pensionati. Sorpresi? I giovani lo sono molto meno di noi.
È il verdetto della nuova edizione del ranking Best Workplaces for Gen Z, stilato da Great Place to Work Italia sulla base delle opinioni di 5.048 collaboratori nati dopo il 1998, su quasi 40mila rispondenti in 92 organizzazioni. Regole d’ingresso rigide: almeno 20 dipendenti in organico e un minimo del 10% di rispondenti Gen Z al questionario di clima aziendale.
Sul podio, insieme a Edera Nordest, salgono Bending Spoons – appena quotata al Nasdaq di New York – e la monzese Quantyca, specializzata in data management e advanced analytics. Tre aziende diversissime per settore e dimensione, unite da un solo denominatore comune: sanno ascoltare.
Fiducia e leadership, il divario con la media italiana
I numeri raccontano una distanza netta tra le aziende premiate e la media nazionale. Il Trust Index, l’indicatore che misura credibilità, rispetto, equità e coesione interna, si ferma all’88% nelle aziende best contro il 42% della norma italiana. Ancora più ampio lo scarto sul Leadership Index, che valuta la qualità dei comportamenti manageriali: 90% contro 39%.
Sono proprio i temi della leadership – competenza della direzione (93% contro 36%), coerenza dei responsabili (91% contro 33%), imparzialità dei comportamenti manageriali (86% contro 29%) – a spiegare buona parte del divario. Dati che, letti con la lente di Delta Index, confermano quanto la capacità di Trattenere i giovani talenti dipenda meno dallo stipendio e più dalla qualità di chi li guida ogni giorno.
L’innovazione resta un terreno di scarsa diffusione
Il capitolo più critico riguarda le opportunità di innovazione: nelle aziende premiate, quasi un collaboratore su due (48%) dichiara di averne “molte”, contro un marginale 6% della media italiana. Specularmente, oltre la metà dei giovani nelle aziende medie lamenta di averne “poche” (36%) o “nessuna” (16%), percentuali che nei Best Workplaces crollano rispettivamente al 9% e al 2%.
Anche l’ascolto e la valorizzazione dei contributi dei collaboratori segnano un divario marcato: 90% nelle aziende best contro il 28% della norma italiana, con trend simili per la promozione della sperimentazione (83% contro 26%) e per le opportunità di crescita professionale (84% contro 29%).
I settori dei sogni: IT in testa, ma non solo
Guardando ai settori delle venti aziende premiate, a dominare è ancora una volta l’information technology, che pesa per il 35% del totale, seguito dai servizi professionali (25%). Completano il quadro retail, servizi finanziari e assicurativi, ospitalità (10% ciascuno), manifattura e advertising & marketing (5%). Per dimensione, prevalgono le realtà più piccole: 7 aziende small (10-49 dipendenti), 5 medium small (50-149), 5 medium large (150-499), 2 large (500-999) e una sola realtà oltre i mille dipendenti.
Il dato che più interessa l’Osservatorio è però un altro: nel triennio considerato dalla ricerca, il peso dei collaboratori nati dal 1998 in poi è salito dal 5% al 13% della popolazione aziendale complessiva. Una crescita che, per Alessandro Zollo, CEO di Great Place to Work Italia, «rappresenta il vero vantaggio competitivo concreto» in un Paese segnato dall’invecchiamento demografico.
Per approfondire il tema del rapporto tra aziende e Generazione Z: Osservatorio Delta Index e Skillherz
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