Vite fragili, ma bellissime e vere Fiera dei librai:raccontare e condividere

Vite fragili, ma bellissime e vere
Fiera dei librai:raccontare e condividere

«Noi siamo quello che raccontiamo, raccontiamo il passato e il presente. Intrecciamo i fili della nostra famiglia d’origine e nuova, delle vite scolastiche e professionali per provare a capire e far capire la fatica e la soddisfazione di essere padri e madri».

Adriana Lorenzi spiega così «Va’ dove ti scrive il cuore», il libro edito da Sestante, promosso dal Comune di Bergamo e dalle cooperative sociali Serena e Alchimia, c he il 25 aprile alle 15.30 sarà presentato durante la Fiera dei Librai, a Bergamo, nello spazio fiera sul Sentierone.

Un testo che è un insieme di testi, nati in otto incontri a cadenza settimanale di un percorso di storie e ricordi scritti da 16 genitori bergamaschi degli istituti comprensivi Camozzi e Muzio. Sono emozioni messe sulla carta, perché così non scappavano via e permettono, rileggendoli, di rispondere a delle domande che come genitori tornano e ritornano, costantemente. Un vero e proprio corso di scrittura emozionale che ha dato vita a questo testo che tocca i temi della genitorialità, ma anche disabilità e inclusione: “S’impara insieme, scrivendo un testo dopo l’altro, che si può dare forma a quello che è stato, che si può trovare un nome giusto per le situazioni e le emozioni più intricate, approdando alla fine a un senso di sollievo” spiega Adriana Lorenzi che ha coordinato i laboratori di scrittura.

Un iter creativo di grande potenza nei suoi frammenti di vita: il libro, che sarà presentato dalla stessa Lorenzi, avrà come protagonisti le madri e padri voci narranti, insieme all’assessore del Comune di Bergamo Loredana Poli e a Marcella Messina, responsabile per la co-progettazione delle cooperative Serena e Alchimia. Coordinerà il pomeriggio la giornalista de L’Eco di Bergamo Fabiana Tinaglia, in un susseguirsi di riflessioni e letture che raccontano la vita da genitori attraverso i figli, toccando il tema centrale e sempre più necessario dell’inclusione all’interno del tessuto sociale e anche della scuola. Includere nella diversità, ma anche nella normalità, dove le disabilità dei ragazzi sono un dettaglio che scorre tra le righe di questo testo intenso. Mai doloroso, sempre costruttivo, alla ricerca di un percorso di relazione. La raccolta vuole invece rilanciare nuove possibilità di condivisione con altri genitori, altre realtà per conoscere le infinite pieghe di una consapevole genitorialità. Ed è qui che la scrittura aiuta: «Ricordare, scrivere e condividere dimensioni della propria vita e della vita dei propri figli sono strumenti potenti per generare nuovi apprendimenti» spiega Loredana Poli.

Scrivere per condividere, nell’intensità di una fragilità, nella bellezza di un ricordo.«Da qui si possono pensare e ripensare gli interventi e i progetti educativi – spiega Marcella Messina -. Per questo motivo vorremmo riproporre il laboratorio di scrittura in tutti gli istituti comprensivi di Bergamo». Perché l’obiettivo è semplice ma anche difficilissimo, se ci si pensa: raccogliere quando accade non solo dentro, ma anche attorno alle famiglie in relazione ai rapporti che si vanno a creare nel tessuto sociale.

Scrivendo:«Liberandosi dalle paure delle proprie domande e della solitudine del proprio vissuto – continua Adriana Lorenzi -: scrivere insieme non risolve le cose che non vanno, non permette pure di cambiare quello che è stato, ma permette di considerarlo da altri punti di vista, liberandoci dal groviglio nel quale ci hanno intrappolato».

E sono vite bellissime quelle che raffiorano da queste storie: di nomi scelti che si portano addosso ricordi, di camerette fantastiche nel disordine di colori e cose con cui giocare, di fotografie e risate, di prime voci e primi abbracci, di torte mangiate e profumi di vacanze finite. Di oggetti che raccontano di genitori, ogni giorno pronti per una nuova avventura. Fatta di fatiche, di solitudine a volte. Di incomprensione. Ma anche questa è una storia. Nella raccolta dei testi delle famiglie che hanno partecipato al laboratorio si legge: «Ogni storia insegna qualcosa. Questa insegna che bisogna avere il coraggio di vivere la nostra vita perché è la storia più bella che possiamo raccontare».

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