Processo Bossetti, battaglia tra avvocati sulla foto satellitare di Chignolo - Video

Processo Bossetti, battaglia tra avvocati
sulla foto satellitare di Chignolo - Video

Una foto scattata da un satellite sul campo di Chignolo d’Isola il 14 gennaio 2011: dimostrerebbe che, in quella data, il corpo di Yara non c’era, smontando le ricostruzioni dell’accusa.

È una delle carte che la difesa tenta di giocare sul tavolo del processo d’appello. Sarà nell’udienza di giovedì prossimo che i legali di Bossetti, Claudio Salvagni e Paolo Camporini, entreranno nei dettagli dei motivi per cui chiedono la riforma della sentenza di condanna. E mentre la Corte si è presa del tempo per decidere sulla sua acquisizione, fra le parti è già battaglia sull’immagine satellitare del campo di Chignolo. «L’ho trovata io», ci spiega ai margini dell’udienza Gianluca Neri, blogger e documentarista milanese che sta preparando un lavoro sul caso Yara, noto alle cronache anche perché è fra gli imputati al processo per la presunta acquisizione abusiva di foto della villa di George Clooney in occasione della festa del trentaduesimo compleanno di Elisabetta Canalis, all’epoca fidanzata con l’attore. Spiega Neri: «Mi sono chiesto: gli inquirenti avranno cercato durante le indagini indizi fra le immagini satellitari? Ho interpellato le aziende che hanno satelliti a scopi commerciali e una di queste aveva immagini del gennaio 2011 sul campo di Chignolo d’Isola. La risoluzione è molto buona e il corpo di Yara non si vede».

Ecco il video pubblicato dal blogger Gianluca Neri

«La qualità non consente di trarre alcuna conclusione. E comunque, anche se per assurdo il corpo di Yara non fosse stato lì, la circostanza non scagiona Bossetti, il cui Dna è stato trovato sugli slip della vittima», ha evidenziato il procuratore generale Marco Martani, che ha aggiunto: «Le immagini satellitari erano già state acquisite dal Ros dei carabinieri e scartate perché irrilevanti: non si vedeva nulla. Chiedo che vengano acquisite anche queste». «Nell’immagine satellitare sarebbe stato impossibile scorgere Yara – ha aggiunto l’avvocato Pezzotta –. Lo stesso aeromodellista che trovò il corpo, Ilario Scotti, in aula riferì che a un metro e mezzo di distanza non si vedeva più nulla a causa della folta vegetazione. Ricordiamoci poi di quei fili d’erba stretti nel pugno di Yara, probabilmente afferrati in uno spasmo agonico: sono di 4 specie vegetali presenti nel campo: è un dato ormai certo che Yara morì la sera stessa del rapimento, sul terreno di Chignolo d’Isola dove poi è stata ritrovata».

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