«Prima del Covid ci sopravvalutavamo»

«Prima del Covid ci sopravvalutavamo»

Questo spazio è dedicato ai lettori che ci scrivono per condividere i loro sentimenti, i progetti in questo momento di isolamento forzato per combattere il coronavirus. Scrivete al nostro indirizzo email: [email protected] oppure attraverso la pagina Facebook de L’Eco di Bergamo.

Diamo spazio, qui e sul giornale, ai lettori che vogliono condividere sentimenti e progetti in questo momento di isolamento. Scrivete al nostro indirizzo email: [email protected] oppure attraverso la pagina Facebook de L’Eco di Bergamo. Le foto di bambini: è importante che nella mail entrambi i genitori autorizzino la pubblicazione dell’immagine.
IL VIDEO: La Bergamo che non avete mai visto : una città che lotta in silenzio
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Tanti i messaggi e le lettere che ci scrivono lettori di ogni età e condizione. Tutti colpiti nel profondo dal periodo eccezionale di emergenza che stiamo vivendo. Grazie perciò a tutti coloro i quali - come Sofia - accettano di condividere sentimenti e riflessioni con noi ed i lettori.

Mi sembra un’eternità.

Gli alberi si sono trasformati, riempiti ed elevati in mille colori. Le giornate si sono fatte più lunghe, portandosi dietro una luce più forte, un sole più grande e il tempo è scorso, a volte più velocemente, altre che sembrava non volersi staccare dalle pareti di casa, attaccandosi in ogni dove, un orologio rotto.

Ci sono poi momenti che sembrano non aver continuità, ma si avvalgono di una ripetitività grigia, un po’ umida, quella che ti penetra nel profondo e di cui difficilmente te ne spogli.

Eppure le luci della città ancora le scorgo, seppur in lontananza e seppur fioche, le percepisco, così come odo i discorsi della gente, a volte anche le risa, a volte anche i pianti, ma di per certo sento ancora che qui, dove c’è la mia gente, c’è anche la vita.

Sai, prima che l’epidemia dilagasse, eravamo tutti supereroi, ci sopravvalutavamo, sopravvalutavamo le nostre doti, il tempo e soprattutto la vita stessa. Ma non è né il tempo, né la morte che io temo, più mi turba l’umanità e la sua fragilità, non deteniamo il mondo, non siamo modulatori del tempo, siamo degli ospiti.

Alla fine, al termine del giorno, il tempo sarà passato, veloce o lento che sia, ha preso un treno lontano e al termine della vita, non ci saranno ricchezze, potere, successo a riempirci quell’ultimo nostro respiro, alla fine conta quello che hai lasciato su questa sfera un po’ blu e un po’ verde; quanto forte ti sei sentito nell’amare; quanto successo hai ricavato da ogni sbaglio, da ogni tentativo, da ogni insegnamento; quanta ricchezza ti porti nell’anima e tutti quegli affetti di cui sei attorniato.

Verrà il tempo per uscire a cena. Verrà il tempo per le feste, gli aperitivi, i viaggi, le uscite con gli amici al bar, al cinema, in discoteca, in palestra, verranno i tempi degli abbracci e baci senza paura, senza timore, senza la distanza a frapporsi.

Verranno i tempi del sole sotto l’ombrellone, delle risate condivise, della libertà dell’essere.

Ma questo momento, questo istante, non tornerà, questo momento tu sei in vita, non dimenticarlo. E se ogni tanto te ne scordi, respira, lo senti?

È il profumo della nostra esistenza e finché saremo in vita, ci sarà tempo per imparare, cambiare, crescere, divenire, migliorare ed essere.

Perciò sii felice, sfrutta l’adesso, l’ora per stare con chi ti circonda, anche con te stesso. Verranno tanti tempi, ma questo è il momento.

Perciò come disse una volta Shakespeare: «Goditi la vita, perché è molto breve, amala pienamente, e sii sempre felice e sorridente, vivi la tua vita intensamente.

E ricorda: prima di discutere, respira; prima di parlare, ascolta; prima di criticare, esaminati; prima di scrivere, pensa; prima di far male, senti; prima di arrenderti, prova; prima di morire, vivi!».
Sofia Filipponi

La fotografia

«Il risveglio della primavera 2020», disegno di Silvana Pansa

«Il risveglio della primavera 2020», disegno di Silvana Pansa


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