Cuore, -20% di mortalità con farmaco
ora rimborsabile e testato a Bergamo

Lo studio condotto dall’ospedale «Papa Giovanni XXIII». Il prodotto Novartis rappresenta la prima grande innovazione terapeutica degli ultimi 15 anni nel campo dello scompenso cardiaco cronico.

Cuore, -20% di mortalità con farmaco ora rimborsabile e testato a Bergamo

Arriva anche per i pazienti italiani il rimborso per il farmaco di ultima generazione contro lo scompenso cardiaco cronico composto da sacubitril/valsartan che, stando ai dati riferiti in conferenza stampa a Roma, riduce la mortalità per cause cardiovascolari del 20% e prolunga la sopravvivenza di un anno, con punte di due anni nei malati più giovani. Ed è targato Bergamo lo studio clinico che due anni e mezzo fa ha portato alla validazione dell’efficacia del nuovo farmaco. Il più grande studio mai condotto sullo scompenso cardiaco cronico (Paradigm-Hf), ha visto l’Ospedale Papa Giovanni XXIII nel ruolo di coordinatore dei centri italiani e primo centro a livello nazionale per numero di pazienti arruolati.

Coordinatore nazionale dello studio è Michele Senni, direttore dell’Unità di Cardiologia 1 dell’Asst Papa Giovanni XXIII, che ha dichiarato che «Il nuovo farmaco riduce la mortalità cardiovascolare del 20% e il rischio di ospedalizzazione del 21%. Anche il rischio di mortalità globale è ridotto del 16% rispetto ai pazienti curati con il precedente standard terapeutico» . È il primo farmaco di una nuova classe terapeutica, gli Arni (antagonisti del recettore della neprilisina e del recettore dell’angiotensina), e rappresenta - è stato sottolineato - la prima grande innovazione terapeutica degli ultimi 15 anni nel campo dello scompenso cardiaco cronico, malattia che riguarda l’1-2% della popolazione italiana, ossia circa un milione di persone. «Siamo di fronte a un cambiamento radicale nell’approccio al paziente, con il passaggio da un’inibizione a una modulazione neuro-ormonale», ha spiegato Senni alla conferenza stampa organizzata da Novartis. E ha spiegato che lo studio ha coinvolto 8.400 pazienti nel mondo: «il più grande studio clinico mai condotto finora sullo scompenso cardiaco».

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