Domenica 01 Giugno 2014

Il linguaggio del DNA

potrebbe non essere unico

La doppia elica del DNA

La «lingua» con cui sono scritte le istruzioni della vita nel Dna potrebbe non essere una sola: l’idea di un codice genetico canonico composto da «parole» con lo stesso significato per ogni essere vivente sembrerebbe vacillare. Lo si deve alla scoperta, realizzata da un gruppo di ricerca coordinato dall’Istituto di genomica del Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti e pubblicato su Science, di numerose forme di vita microscopiche con un Dna «non canonico».

Sin dalla comprensione della funzione della lunga molecola del Dna si è ipotizzato che tutti gli organismi viventi della Terra utilizzassero la stessa tipologia di codice genetico, ossia che le «istruzioni» scritte nei geni fossero scritte mediante le stesse «parole». Una lingua, quindi, universale. Nuove tecniche di analisi genetiche avevano recentemente scoperto però l’esistenza di eccezioni presenti in questa lingua e ora lo studio guidato dai ricercatori statunitensi potrebbe stravolgere completamente questo dogma.

Analisi genetiche di microrganismi impossibili da coltivare in laboratorio, e quindi difficili da identificare, hanno evidenziato che molti esseri viventi di questo tipo utilizzano diversi «vocabolari», ossia si hanno molti casi in cui la stessa parola può avere significati diversi in organismi diversi. Il lavoro è stato realizzato analizzando una delle più note parole genetiche, la sequenza che codifica il termine «stop» indicando così la conclusione di ogni singola istruzione. Analizzando centinaia di batteri si è scoperto che la stessa sequenza può essere invece interpretata da alcuni con il termine «ripetizione» e quindi indicare alla cellula istruzioni molto diverse. Questa scoperta obbliga a ridiscutere uno dei grandi dogmi della genetica, quello dell’esistenza di una sola «lingua standard».

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