Le aziende comunicano / Valle Cavallina
Lunedì 26 Gennaio 2026
Odontoiatria digitale: la tecnologia accelera, il professionista guida
Sensori e AI portano più precisione, dati e comfort. Bonacina: «Strumenti e tecnologie molto utili per supportare il clinico che rimane però il regista della diagnosi e della cura»
C’è un’immagine che racconta bene l’odontoiatria di oggi: il paziente vede sul monitor ciò che il dentista sta osservando e pianificando. La tecnologia cambia la seduta talvolta rendendo visibile ciò che spesso invisibile: più immagini e più dati. Ma la responsabilità clinica e la decisione terapeutica restano in capo al professionista.
«Negli ultimi 20 anni l’odontoiatria, così come tutta la medicina, ha vissuto una trasformazione profonda grazie alle innovazioni tecnologiche – sottolinea il dottor Riccardo Bonacina, titolare dello Studio Odontoiatrico Bonacina di Albano Sant’Alessandro –. Dalla diagnosi alla riabilitazione protesica, dalle cure conservative alla chirurgia implantare, strumenti sempre più precisi, veloci e minimamente invasivi hanno migliorato la qualità dell’assistenza e l’esperienza del paziente. Questa trasformazione è e sarà ancor più accelerata con lo sviluppo di tutte le innovazioni legate all’Intelligenza Artificiale. Ma c’è un punto fondamentale: la tecnologia è oggi un’alleata indispensabile, ma non una sostituta del professionista».
Diagnosi sempre più accurate grazie all’imaging avanzato
Tra le innovazioni più rilevanti c’è l’imaging: strumenti come la Tomografia Cone Beam, sviluppata per l’utilizzo odontoiatrico, hanno ampliato le possibilità diagnostiche e sono indispensabili per pianificare correttamente ad esempio interventi di implantologia nel rispetto dell’anatomia del paziente, a vantaggio della sicurezza intraoperatoria.
«Le impronte delle arcate dentarie con i materiali “a pasta” oggi sono affiancate e sostituite da sistemi tecnologici avanzati come gli scanner intraorali – prosegue Bonacina –. Si tratta di dispositivi ottici sempre più affidabili, più confortevoli per il paziente, con sviluppo immediato e maggiore facilità di archiviazione. L’impiego di tomografie Cone Beam e di scanner consente inoltre di sovrapporre virtualmente l’immagine ossea a quella dei tessuti gengivali, permettendo una pianificazione pre-chirurgica implantare ancora più precisa e ottimizzata, anche grazie alla realizzazione di mascherine guida chirurgiche».
La tecnologia ha sviluppato strumenti in leghe metalliche super-flessibili per la terapia endodontica che, con appositi motori dedicati, consentono trattamenti più efficaci, ampliando le possibilità di recupero del singolo dente. «Anche tecnologie come il laser consentono, ad esempio, trattamenti precisi sia dei tessuti molli sia dei denti – conferma l’esperto –. Si tratta di applicazioni dedicate, che non risolvono tutte le patologie: come tutti gli strumenti hanno specifiche indicazioni e specifici limiti, che devono essere conosciuti e applicati».
Un altro esempio è lo sviluppo dei sistemi di ortodonzia con mascherine trasparenti che hanno rivoluzionato l’approccio ad un corretto allineamento dentale aumentando la comodità, l’estetica, la facilità d’uso e l’igiene domiciliare per il paziente.
L’uso dei sensori e dell’AI per raccogliere dati
Tecnologie digitali come le telecamere intraorali aiutano inoltre a illustrare al paziente il problema e favoriscono la comprensione delle possibili terapie. «Sono in fase di studio sistemi che utilizzano sensori per raccogliere dati dal cavo orale, dalla saliva, dalla muscolatura, correlandoli a dati cardiovascolari e ad attività sonno/veglia – osserva Bonacina –. Questo permetterà di analizzare e correlare condizioni del cavo orale e patologie sistemiche. Ci sono sensori in grado di monitorare e aiutare il paziente nell’igiene domiciliare, interagendo con il professionista per avere un trend dell’efficienza e dell’efficacia nel controllo delle malattie parodontali, correlate a patologie cardiovascolari e neurodegenerative».
Anche l’Intelligenza Artificiale sta già bussando alle nostre porte: «Esistono sistemi in grado di analizzare le radiografie e identificare un molare o un canino, una lesione cariosa o il percorso di un nervo – conferma Bonacina –. Tutto questo è sicuramente utile per una comunicazione con il paziente, ma non a livello diagnostico né terapeutico dove il professionista è il regista clinico della nostra salute. Purtroppo il rischio è di avere sistemi di Intelligenza Artificiale di cui non viene dichiarato quanto sono precisi, come sono stati progettati, le modalità di addestramento iniziali e di aggiornamento nel tempo».
Serve anche identificare una responsabilità di questi sistemi: «Sono sistemi che devono tutelare in primis la privacy dei dati sanitari del paziente e la sicurezza della salute del paziente stesso. Chi ne garantisce la sicurezza e l’affidabilità?». «Altrimenti torniamo ai tempi delle fattucchiere e delle sfere di cristallo che rilasciano diagnosi e terapie senza che nessuno ne conosca l’affidabilità – sottolinea l’esperto –. Penso che nessuno di noi si affiderebbe per la propria salute a una macchina di cui non se ne sa nulla. Attenzione: esistono sistemi che correttamente dichiarano come sono realizzati e su quali dati sono addestrati, la loro affidabilità e il loro aggiornamento. Questi sono i sistemi di AI che sono fondamentali per le sfide della medicina moderna. Su cui bisogna puntare».
La tecnologia non è solo marketing
Sono in fase di rapido sviluppo anche sistemi che aiutano il lavoro di segreteria con richiami automatici e interazione virtuale diretta tra il paziente e la segreteria o un «professionista virtuale». «Non è detto che questa sia una soluzione migliorativa, ma aggiunge un’altra opzione: immaginiamo di avere un problema a notte fonda e poter disporre di un sistema che possa raccogliere il problema e magari fornirmi alcuni suggerimenti o permettermi di prenotare direttamente una visita» conclude Bonacina.
Parallelamente i sistemi di intelligenza artificiale sono sempre più impiegati anche nella ricerca scientifica, permettendo ricerche su enormi quantità di dati. Una ricercatrice americana, ad esempio, sta analizzando la possibilità di identificare tramite AI segni di calcificazioni delle coronarie analizzando le TC Cone Beam eseguite a pazienti per valutazioni odontoiatriche. L’etica deve guidare il professionista: gli strumenti devono impattare in maniera decisiva su diagnosi e scelte terapeutiche, non avere solo un effetto promozionale.
È necessario però che questi strumenti siano utilizzati con raziocinio: hanno costi di progettazione e aggiornamento e consumano energia. Inoltre qualsiasi tecnologia impatta su acquisto, aggiornamento e manutenzione, con ricadute sui costi al paziente: «è solo marketing o è necessaria e impatta significativamente sulla diagnosi e sulle scelte terapeutiche?».
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