Cellulari, per star bene meglio un uso moderato

Cellulari, per star bene
meglio un uso moderato


Già nel 2011 l’Organizzazione mondiale della sanità aveva classificato le radiofrequenze tra i «possibili cancerogeni»: telefonini e wireless «potrebbero causare il tumore negli esseri umani». Nel 2013, sulla base di altri studi, è stata chiesta la classificazione delle radiofrequenze tra i «cancerogeni certi». Un recente studio, durato due anni e costato 25 milioni di dollari, del National Toxicology Program statunitense afferma che l’esposizione alle radiofrequenze tipiche dei cellulari aumenta i casi di tumore.

Una vasta indagine australiana, che per trent’anni ha monitorato la popolazione, ha concluso, d’altra parte, che non ci sono dimostrazioni certe dell’esistenza di un «legame pericoloso» tra cancro al cervello e telefoni cellulari. Serviranno altre ricerche a lungo termine, per monitorare attentamente l’associazione tra i cellulari e il rischio di tumore. Gli esperti, però, sconsigliano l’uso prolungato dei telefonini, invitando a evitare di restare troppo tempo con il cellulare appiccicato all’orecchio.

Il telefonino dovrebbe essere una radio d’emergenza. Si è trasformato, invece, nel compagno inseparabile dell’uomo contemporaneo, come se fosse una protesi. È sempre consigliabile il buon senso: già l’antico motto delfico declamava «Nulla di troppo». È meglio usare, quando è possibile, il vivavoce, l’auricolare con filo, mentre quello senza filo è da escludere, perché provoca una seconda emissione elettromagnetica. Oppure scrivere sms ogni volta in cui si può evitare una telefonata. In casa è da preferire il telefono fisso al cordless, che ha una potenza minore del cellulare, ma è comunque una trasmittente radio. La cautela è particolarmente importante per i giovani, che hanno tessuti cerebrali più sensibili di quelli degli adulti e che, a differenza dei più anziani, hanno davanti un’intera vita di esposizione.

Anche perché non c’è solo il telefono. Si sta estendendo la diffusione di servizi a radiofrequenze, come il wi-fi, di cui non c’è autentica necessità, perché, ormai, il mondo è tutto cablato per trasferire il segnale di internet ovunque con efficienza e stabilità.

La digitalizzazione della nostra vita quotidiana progredisce a ritmi vertiginosi e non sempre questo costituisce un vantaggio. La gente, ormai, compulsa lo smartphone ovunque: in viaggio, sul lavoro, in vacanza, al ristorante. Sono però note le conseguenze sulla salute nostra e dei nostri figli. Effetti collaterali indesiderati come stress, perdita di empatia, depressione, disturbi del sonno e dell’attenzione, incapacità di concentrarsi e di riflettere, mancanza di autocontrollo e di forza di volontà. I bambini, in particolare quelli che non sanno ancora leggere e scrivere, possono essere i più danneggiati. Siamo malati di tecnologia. Ma, come in medicina, è la dose che fa il veleno.

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