A Londra porta in scena
la vita di Caravaggio

Matteo Augello, a 32 anni è docente di studi culturali alla University of the Arts di Londra: protagonista di un programma Bbc dedicato a Michelangelo Merisi. La sua vita e la passione smisurata per la storia della moda e i costumi teatrali lo hanno portato a raccontare biografie d’altri tempi attraverso gli abiti. Storie che, seppur conosciute, come per esempio quella del pittore Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio, vengono rivisitate e mostrate al mondo con una veste - è proprio il caso di dirlo - nuova.

Ad esserne convinto è Matteo Augello, 32 anni, nato e cresciuto a Caravaggio, che da dieci anni vive e lavora a Londra. «Ho vissuto a Caravaggio - racconta - fino alla prima laurea in Design della moda al Politecnico di Milano. Sono nato da una famiglia che amo definire “varia”, papà è siciliano e mamma per metà bergamasca e per metà londinese. Venire a Londra quindi per me è sempre stata una cosa di famiglia. In Italia ho iniziato a lavorare alla Fondazione Antonio Ratti di Como sin dai tempi dell’università, una realtà con cui ancora collaboro e di cui sono appena diventato membro del Comitato scientifico.

È la mia forte passione per i musei, per il passato, per i vestiti delle altre epoche ad avermi guidato nel mio percorso di vita e lavorativo». Dopo la laurea Matteo è partito per Londra, dove, come detto, ancora oggi vive e lavora. «Mi sono trasferito per seguire il master in Curatela di moda e ora sono qui da 10 anni e di cose ne sono successe. Dopo il master ho fatto diversi lavori, mi sono sempre occupato di storia della moda e di costumi teatrali, che a me interessano particolarmente. Una delle cose di cui vado più fiero è la mostra realizzata nel 2017 al Victoria and Albert Museum di Londra, uno dei più importanti di arti decorative e design: era una mostra sull’opera, sulla storia culturale dell’opera, quindi che vedeva inevitabilmente coinvolta l’Italia.

Ho fatto tanta ricerca, sono interessato alle storie di donne che sono riuscite a crearsi la propria indipendenza in epoche e ambienti dominati da uomini e pregiudizi». Matteo si è così creato negli anni una conoscenza profonda dell’opera e degli abiti teatrali del passato. Conoscenza che porta in giro per il mondo. «Oggi sono docente alla University of the Arts di Londra e realizzo delle Lectures, a metà tra lezioni e spettacolo, nelle quali mi diverto a vestire i panni del personaggio che racconto. Le Lectures mi hanno portato fino in Germania e da qui è nato un modo di fare ricerca attraverso il corpo e i cinque sensi.

Con l’amico e collaboratore Jodi Pedrali (nel 2019 abbiamo partecipato alla Donizetti Night, dove abbiamo presentato un’opera elettronica ispirata all’opus di Gaetano Donizetti - Jodi cura la musica, io regia e scenografia), ad esempio, abbiamo iniziato a sperimentare ed è nata la voglia di fare qualcosa su Caravaggio. Ci siamo detti: “Visto che non ha lasciato niente di scritto, perché non andiamo da altre parti a cercare la sua storia?”. E così abbiamo pensato a che suoni potesse avere ascoltato quando era in vita e siamo partiti dalle composizioni che Caravaggio ha incluso nei suoi dipinti. Poi ancora il campanile della chiesa parrocchiale, la cui campana più vecchia già suonava quando Michelangelo Merisi viveva a Caravaggio. Ne è nata un’esperienza più viscerale di Caravaggio che pian piano sta diventando uno spettacolo che speriamo di portare presto in scena».

Un Caravaggio inedito e non più solo in due dimensioni, quindi, quello che il duo Augello-Pedrali, si preparano a mostrare al pubblico e che ha destato la curiosità anche della Bbc che ne ha parlato nel programma radiofonico «Words and music» dedicato a Michelangelo Merisi. «Lo spettacolo sta prendendo vita e ora stiamo mettendo insieme diverse persone. Abbiamo inoltre ricevuto una borsa di ricerca da un’associazione inglese. Con questi soldi continueremo la nostra ricerca e sperimentazione: potremo ripercorrere le tracce del Caravaggio, visiteremo i luoghi in cui ha soggiornato, facendo ricerca d’archivio e registrando i suoni dove lui è stato, ad esempio nella cella a Malta. Poi, con tutto quanto avremo raccolto creeremo una composizione di un’ora, in pratica una biografia sonora del Caravaggio». «Biografia sonora» che potrà essere studiata dalle future generazioni.

«Ovviamente continuerò a insegnare storia della moda in università e a collaborare con musei e a fare mostre sugli abiti e costumi storici e a fare da consulente archivista per le grandi produzioni di spettacoli - spiega Augello -. Oltre che lavorare con la Bbc per la realizzazione di altri documentari. Ci sarà poi un libro l’anno prossimo pubblicato in Inghilterra dedicato alle mostre di moda in Italia dagli anni ’50 fino ai giorni nostri. Cerco di sfruttare il mio mestiere di storico in diversi modi». «Non ho mai avuto la sensazione di lasciare l’Italia, perché tornavo spesso pre-pandemia ovviamente e d’estate, quando non insegno, torno per almeno tre mesi - racconta -. Io amo di Londra la multiculturalità, il poter vivere nei teatri e viaggiare per il mondo attraverso questi spettacoli. Londra è molto bella da vivere quando è accesa; quando è spenta invece non offre quello che vorresti.

Ad esempio con la Brexit e col Covid molti sono andati via e non è facile ripartire come prima, ma ho la sensazione che stiamo iniziando a vivere una rinascita. Quando torno in Italia, poi, prendo la fontina e la polenta taragna, che qui mancano e d’inverno se ne sente il bisogno. Bergamo è di una bellezza disarmante». Il futuro? Tra Londra e Bergamo e forse il mondo. «Per ora, finché mi posso permettere di stare qui e tornare in Italia continuerò a vivere tra i due Paesi. A livello lavorativo poi spero che performance e teatro diventeranno sempre più importanti. Poi non so se la base rimarrà per sempre Londra. Non mi dispiacerebbe tornare in Italia prima o poi, anche perché io mi sento ambasciatore dell’Italia all’estero, non ho smesso di essere italiano. Dipende da cosa mi riserverà il futuro».

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