Bergamo senza confini / Bergamo Città
Domenica 30 Novembre 2025
Dalla Tanzania all’Ecuador per difendere l’ecosistema
LA STORIA. Francesco Fustinoni, ingegnere di Bruntino, un master all’Università d Leeds sull’uso delle immagini satellitari. È in missione sulle Ande per conto dei Corpi Civili di Pace.
Una storia, talvolta, non comincia con un fatto o una data, ma con una domanda interiore. Per Francesco Fustinoni, nato il 1° settembre 1997 a Ponte San Pietro e residente a Bruntino, frazione di Villa d’Almè, che oggi si trova in Ecuador a Guaranda come figura di appoggio tecnico ambientale, il punto di rottura non è arrivato dopo la maturità al Liceo Scientifico Aeronautico Locatelli o durante gli anni del Politecnico di Milano. Lì aveva studiato Ingegneria per l’ambiente e il territorio, specializzandosi in Pianificazione e gestione delle risorse naturali. Non è stata la laurea a definire la partenza, ma qualcosa di più sottile, un vento che si è alzato dopo il Covid, alla fine del percorso magistrale. Quella soglia tra il «dover fare» e il «dover capire» si è manifestata con la forza silenziosa di una rivelazione, il momento in cui il mondo ricco non bastava più a contenere la sua personale urgenza. Era la passione per gli studi ambientali che lo spingeva verso i Paesi lontani, dove la gestione delle risorse si annoda a ingiustizie sociali, politiche ed economiche.
«Sento che ho un potenziale che non viene spesso valutato bene in Italia. Sento che ho da crescere e che l’Italia non mi farebbe crescere»
«Avevo iniziato a capire che forse avevo molto più bisogno di iniziare a capire, a scoprire prima l’uomo, l’essere umano e come funzionasse il mondo». L’impulso era nato anche da una materia in Università, «Engineering for Cooperantion and Development», basata sulla costruzione di modelli ingegneristici in Africa. A questo si aggiungeva la sensibilità per il cibo e la povertà. Così, il primo passo fu in un altro continente. Francesco partì nel 2022 per la Tanzania, un anno di Servizio Civile con la Comunità Papa Giovanni XXIII.
In viaggio per il mondo
«Ho fatto sei mesi in Italia, a Bergamo, ho fatto il giardiniere a dir la verità perché ero entrato un pochino in crisi. La ricerca mi era piaciuta tanto, ma avevo speso tanto tempo di fronte a un computer e avevo sofferto tanto questa cosa»
L’Africa fu la cesura, l’esperienza che lascia il segno, quella che ridefinisce le coordinate del possibile. «Secondo me quella è l’esperienza più impattante che esista. L’esperienza in Tanzania era stata molto per me, e arrivare poi in Ecuador è stato un passo abbastanza tranquillo, ero rodato per stare lontano dall’Europa». Dopo quel tempo sospeso, il cammino riprese una direzione professionale più tecnica, ma portandosi dietro la consapevolezza di un mondo «gigantesco non solo geograficamente ma proprio culturalmente, di persone». L’anno successivo, 2023-2024, fu l’Inghilterra, all’Università di Leeds, con una borsa di studio per un Master of Arts by research. L’obiettivo: affinare la passione per lo studio delle immagini satellitari, usate per il monitoraggio degli ecosistemi e la gestione delle risorse naturali. Due mesi trascorsero in Cina, a Pechino, come ricercatore. L’esperienza inglese fu soprattutto la conquista della lingua inglese, «che in Italia purtroppo non parliamo bene». Al rientro a Bergamo, una crisi lo attendeva: il nodo tra lo schermo del computer e il bisogno di ricollegarsi alla terra. «Ho fatto sei mesi in Italia, a Bergamo, ho fatto il giardiniere a dir la verità perché ero entrato un pochino in crisi. La ricerca mi era piaciuta tanto, ma avevo speso tanto tempo di fronte a un computer e avevo sofferto tanto questa cosa. Volevo dedicarmi e ricollegarmi di più alla natura, facendo delle attività più all’aria aperta». Fu un intermezzo di terra e radici, prima che il destino lo richiamasse. Un nuovo progetto: i Corpi Civili di Pace, al loro ultimo anno sperimentale. Destinazione: l’Ecuador. Missione: la lotta contro i conflitti ambientali.
In Sudamerica
Il 12 aprile 2025 è la data dell’ultima partenza per Guaranda, con il progetto «In difesa della madre terra 2». L’ambientamento è stato «abbastanza tranquillo», anche grazie allo spagnolo. A Guaranda, Francesco lavora come figura di appoggio tecnico ambientale, con buona autonomia. Il focus è la scrittura o revisione di progetti di sviluppo rurale: difesa del territorio, conservazione degli ecosistemi e promozione di produzioni organiche. L’obiettivo è di giustizia economica e sociale, come la produzione organica di Panela (zucchero grezzo) per combattere la malnutrizione. Il contrasto con l’Italia è vasto. Il paesaggio di Guaranda, tra le Ande, con le mucche, lo fa sentire «un po’ a casa».
Le persone, montanari come alcuni bergamaschi, creano un senso di familiarità. L’Ecuador, in questo senso, diventa uno specchio del tempo che fu. «A me piace pensare che qui è come sarebbe potuta essere un’Italia nel passato, come tuffarmi nel nostro passato. Ci sono rapporti sociali più semplici, più puri direi. Ed è una vita molto più semplice». Nonostante questo, il richiamo di casa è un suono sottile ma persistente. «Mi manca l’Italia. Bergamo è bellissima per la vita che ho vissuto, mi rendo conto che nulla sarà mai come casa. Mi manca il cibo della mia famiglia, dell’Italia. Mi mancano le quattro stagioni climatiche, il cambio di colore, odori, temperatura che spesso dove sono stato ora non ho incontrato».
«Quello che mi manca»
La storia d’amore con una ragazza della Siberia ha reso la partenza particolarmente difficile. L’affetto è una forza, e la distanza mette in gioco qualcosa di più importante della semplice avventura. Dopo un rientro di pochi giorni a giugno per le votazioni, la ragazza, insieme alla madre, è venuta a trovarlo. Un viaggio che ha unito il suo lavoro a Guaranda, l’Amazzonia e le Galapagos. Il progetto dei Corpi Civili di Pace in Ecuador terminerà a marzo. Il futuro non è un punto di arrivo, ma una linea in continuo movimento. Francesco sa che vuole costruire il futuro con la sua compagna, ma non in Ecuador.
Un futuro lontano dall’italia
«Sento che ho un potenziale che non viene spesso valutato bene in Italia. Sento che ho da crescere e che l’Italia non mi farebbe crescere per certe cose sia lavorative che di esperienze di vita. Anche perché in Italia ho fatto vent’anni e all’estero hai sempre delle possibilità che magari in Italia non hai avuto»
«Non mi fermo qua perché semplicemente per un sentire mio so che non voglio restare qua. So che voglio costruire un futuro con la persona con cui sto in questo momento, so che questo futuro non è in Ecuador. Mi va benissimo prendere il più possibile da quest’anno, da tutto quello che mi sta dando questa esperienza e portarlo con me ma non so dire dove». La direzione è chiara: lavorare per l’ambiente e per le persone nei Paesi del sud del mondo, legando l’esperienza sul campo a una professione più tecnica: l’ingegneria che usa le immagini satellitari. Un rientro in Italia è previsto, in attesa che la sua ragazza termini il master all’Università di Bergamo, ma l’intenzione di fermarsi è lontana. Il prossimo passo è in Europa o all’estero. «Sento che ho un potenziale che non viene spesso valutato bene in Italia. Sento che ho da crescere e che l’Italia non mi farebbe crescere per certe cose sia lavorative che di esperienze di vita. Anche perché in Italia ho fatto vent’anni e all’estero hai sempre delle possibilità che magari in Italia non hai avuto». Un rientro definitivo, forse, ma solo in un futuro molto più lontano. Francesco Fustinoni, da Bruntino, ha capito che la crescita non è una linea retta, ma una somma di partenze, e che l’esperienza è il solo vero confine che vale la pena di superare, un passo dopo l’altro, tra le Ande e il satellite, portando con sé il profumo di casa.
Bergamo senza confini
Essere più vicini ai bergamaschi che vivono all’estero e raccogliere le loro esperienze in giro per il mondo: è per questo che è nato il progetto «Bergamo senza confini» promosso da «L’Eco di Bergamo» in collaborazione con la Fondazione della comunità bergamasca onlus. Per chi lo desidera è possibile ricevere gratuitamente per un anno l’edizione digitale del giornale e raccontare la propria storia. Per aderire scrivete a: [email protected].
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