Elena e il sogno di vivere
in tutti i continenti

«L’ idea che avevo inizialmente era quella di trovare il mio posto nel mondo, e per farlo avrei voluto vivere in quattro continenti diversi». Questo desiderio, Elena Colotti, 23enne di San Lorenzo di Rovetta, l’ ha parzialmente realizzato. «Da settembre 2016 - racconta la studentessa - Groningen è la mia “base”, dove mi sono trasferita per frequentare l’ università. Ma è proprio da Groningen che sono partita per le due esperienze che hanno cambiato le mie prospettive future e il mio bagaglio culturale: Sudafrica e Taiwan. Vivere, e venire a contatto non solo con culture, ma con persone, stili di vita diversi per un periodo prolungato.

In principio era più una sfida con me stessa. A 17 anni avevo fatto richiesta di partecipare al progetto “Intercultura”, per andare a fare il quarto anno all’ estero ma non ero stata accettata. Il giorno in cui mio papà ricevette la lettera di comunicazione, non sapeva come dirmelo, perché per me significava davvero tanto. C’ era tanta rabbia e sconforto, mi sembrava la fine di un sogno.

Avevo lavorato con tutto il cuore per riuscire a partire, non riuscivo a capacitarmene. Avevo iniziato a mettere in discussione le mie capacità a livello mentale di affrontare un’ esperienza simile e dubitare delle mie ambizioni. Quindi, durante gli ultimi anni di superiori, ero motivata a provare a me stessa il contrario. Volevo trovare un modo che mi permettesse di vivere in 4 continenti, facendo quello che volevo fare: studiare».

«Groningen è stata una scelta che mi permetteva di fare un percorso di studi di 4 anni focalizzato su ciò che volevo: marketing and ethic, online market, design thinking for sustainable solutions, consumer behaviour - spiega Elena Colotti -. Le tasse universitarie in Olanda sono uguali per tutti e relativamente basse per la media europea, il livello di inglese è molto elevato e la reputazione delle università a livello accademico è ottima. Il mio, in particolare, è un corso di laurea abbastanza tecnico.

L’ ho scelto perché mi permette di collaborare con aziende e di mettere in pratica le conoscenze acquisite fin dal primo anno». Determinata, sognatrice e con la valigia sempre pronta. «Mi sono trasferita a Cape Town a 20 anni, nel febbraio 2018 dove ho vissuto per 6 mesi - prosegue - e ho avuto modo di mettermi in gioco per la prima volta in un campo lavorativo internazionale. Dopo essere ritornata in Olanda, ho continuato con le lezioni per un anno, dopo di che ho avuto l’ obbligo e opportunità di pianificare il minor che avrei intrapreso un anno dopo. Un minor è una disciplina accademica secondaria dichiarata da uno studente universitario, si differenzia dal corso di studi principale e solitamente può essere intrapreso per 6 mesi. Vista la mia passione per l’ arte che fin da piccola ho coltivato come hobby, ho deciso di testare il mondo del design a livello accademico in una dei 30 migliori dipartimenti di design nel mondo: Shih Chien University di Taipei. Lì ho studiato design della comunicazione e, siccome l’ inglese non è molto parlato, ho studiato il cinese».

«Quando sono arrivata a Groningen non avevo una casa - precisa -, perché è molto difficile trovarla, eppure tutto mi sembrava positivo, ero super motivata e anche molto più spensierata. Sapevo esattamente perché ero li, e l’ impressione della città, a primo impatto, è stata molto positiva. Il sistema formativo è molto esigente, specialmente perché ogni settimana ci sono dei “compiti” da consegnare. Ma l’ ho trovato stimolante. L’ ambiente internazionale è stato molto attraente.

Come primo impatto Groningen è stata spettacolare, con il tempo ho iniziato a trovare difetti nella cultura, ma solo dopo i primi 7 mesi. Groningen è una delle città più giovani d’ Europa con un’ età media di 36,5 anni e dunque molto dinamica, sebbene sia molto piccola. È una città fredda e a livello meteorologico grigia, ma multiculturale, con tantissime attività sportive, teatrali, musicali etc. Tantissima interazione sociale». Nonostante la distanza dalla famiglia, con la quale c’ è un forte legame, Elena non pensa di fare ritorno in patria a breve.

«In futuro chi lo sa - dice la 22enne -, ma per ora resto qui a Groningen. Per i prossimi mesi sarò impegnata con una collaborazione per un’ azienda. Di casa mi mancano i piccoli dettagli. La polenta della domenica, le sciate con papà Angelo, l’ aperitivo italiano e la pizza di mamma Lory una sera a settimana.

Le montagne italiane e i panorami. L’ amore di casa e della famiglia, le mie sorelle Ilaria e Alice, i sorrisi delle nonne, i miei amici. Mi mancano quelle piccole cose, come il vecchietto che ordina un espresso al bar, mi mancano le viuzze dei centri storici, il contatto fisico con le persone, come segno di affetto e la cultura del cibo. Non ho portato a termine il piano iniziale di vivere in 4 continenti, ma credo che se dovessi farlo prettamente per ragioni di ego e orgoglio, non sarei onesta con me stessa. Ad essere sincera, invece, posso dire di aver capito che l’ Europa è un continente bellissimo, sotto tanti aspetti: inquinamento, sicurezza, diritti umani e libertà, e che non è necessario destabilizzarmi di nuovo in un altro continente per capirlo. Anzi, probabilmente me ne starò qui, in Europa. Da grande? Voglio sicuramente lavorare in un campo che mi permetta di usare il marketing come uno strumento per indirizzare il consumismo o altri comportamenti verso la tutela di problemi sociali o ambientali. L’entusiasmo che avevo riguardante il marketing prima di iniziare è cambiato, ho capito che è uno strumento potentissimo, troppo spesso utilizzato per influenzare consumi sbagliati».

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