Ingegnere di corsa: da Roncobello alla Ville Lumière, passando per Riad

LA STORIA. Vincenzo Milesi, l’Erasmus a Grenoble, il lavoro in Arabia fino all’impegno sulle nuove linee della metro parigina. «Le gare sono la mia chiave di integrazione in Francia».

Aprire le finestre della propria casa e non vedere più né il Pizzo né il Vindiolo. Un prezzo salato da pagare per chi fra quelle montagne è cresciuto e per chi visceralmente le ama. Eppure, si dice che Parigi valga bene una Messa. E senza dubbio, Vincenzo Milesi, trentacinquenne di Roncobello, nella Ville Lumière ha trovato la felicità, nonché un luogo in cui, concretamente, progettare la propria vita.

La mamma di Albertville

Un rapporto, quello con la Francia, che parte da lontano e che ha a che fare con la storia della sua famiglia. «Mia madre è francese, originaria di Albertville, piccola città della Savoia – afferma Vincenzo Milesi –. Sin da piccolo, lei mi parlava nella sua lingua. Il legame d’oltralpe, dunque, è sempre stato molto forte in me, ma, prima dei vent’anni, non ho mai realmente avuto la possibilità di approfondirlo».

La laurea in Ingegneria

Proprio per questo, la decisione, a cavallo fra il penultimo e l’ultimo anno di università (svolti presso il Politecnico di Milano), di partire per Grenoble. «La prima volta è stata per l’Erasmus – spiega –, un periodo assai sereno della mia vita durato sei mesi. La seconda volta, ci sono stato sempre per un semestre, per preparare la tesi di laurea».

Una laurea in Civil Engineering for Risk Mitigation ottenuta nel 2016, che ha subito spalancato le porte del mondo del lavoro a Vincenzo. Una specializzazione che forma a prevenire, ridurre e gestire i rischi naturali e antropici che minacciano persone, infrastrutture e territorio. È una figura a metà tra l’ingegnere civile «classico» e lo specialista della sicurezza e della resilienza.

Da Morbegno a Riad

«Ho trascorso poco meno di un anno a Morbegno – racconta Milesi –, lavorando presso uno studio di ingegneria. Nel 2017, però, ho inviato il mio curriculum a un’impresa di costruzioni che stava selezionando candidati da inviare in alcuni dei suoi cantieri esteri. Ho avuto la fortuna di essere scelto e di essere inviato a Riad, in Arabia Saudita». Un’esperienza significativa ma non facile. «Professionalmente parlando, mi sono trovato piuttosto bene – afferma Milesi –, ma lo shock non è mancato. Si lavorava sei giorni su sette, gli alcolici erano banditi e non avevo possibilità di praticare la mia fede religiosa. La vita sociale era ai minimi termini e si poteva scorgere una grande disparità economica. Una realtà totalmente diversa dalla Valtellina, che mi permetteva di rimanere a contatto con la mia amata cultura alpina e di portare avanti le mie passioni, come, per esempio, la corsa in montagna e lo sci».

«Mi mancano le mie montagne, e mi manca quel senso di appartenenza e di comunità»

Ingegnere a Parigi

Eppure, nel 2018, a Vincenzo, si presenta una nuova opportunità. «L’azienda mi propone di andare a lavorare in una delle sue sedi a Parigi – racconta Milesi –. Avrei dovuto occuparmi delle nuove linee della metro. Non ci penso due volte e dico di sì». Attualmente, Vincenzo abita nel dodicesimo arrondissement della capitale francese, è un planning engineer ed è contento: essere tornato in Francia è stato un po’ come oltrepassare l’uscio di casa dopo un lungo viaggio.

Ma anche qui le difficoltà non sono mancate. «I francesi sono molto cordiali – spiega Milesi –, ma anche parecchio pragmatici: entrare in connessione con loro non è semplice. All’inizio, è un po’ come se ti testassero. Quando capiscono che di te si possono fidare, però, ti aprono il cuore».

Il senso del lavoro orobico

Del resto, quel che vale per un italiano, a volte, non solo non vale per un saudita ma nemmeno per il vicino europeo. Questione di cultura (e di forma mentis). «Noi bergamaschi abbiamo un’etica del lavoro tanto accentuata – afferma Milesi –, ci piace lavorare tanto e affrontare le difficoltà a testa bassa, siamo tenaci e testardi, non ci arrendiamo mai. È sicuramente una qualità che, all’estero, viene apprezzata. A volte, però, siamo soffocati dal senso di colpa: crediamo di non aver fatto abbastanza. Io penso che bisogna trovare un sano equilibrio. Nella vita ci sono traguardi importanti da tagliare e il lavoro può aiutarci a ottenerli. Esso, quindi, non è il fine ultimo delle cose, ma un mezzo per raggiungere ciò che ci fa star bene». Che, per quanto riguarda Vincenzo, è soprattutto lo sport.

La passione per la corsa

«Sono uno sportivo da sempre – afferma il giovane ingegnere –. Ho iniziato con lo sci di fondo, presso lo Sci Club Roncobello, e con la corsa in montagna, presso l’Atletica Alta Valle Brembana; attualmente, faccio parte del G.S. Orobie. Da qualche anno, inoltre, qui a Parigi, corro con lo Zoom Volt Runners, un gruppo che fa parte della Federazione francese di atletica, con cui ho vinto, per esempio, l’Ultra Marin di Vannes. Facciamo corsa su strada, maratone, mezze maratone e, d’inverno, corsa campestre. Normalmente, nel weekend ci sono le gare: partiamo al mattino presto, tutti assieme, per poi condividere i momenti conviviali, dopo le competizioni. Insomma, si è creata una bella amicizia, che mi ha permesso di integrarmi ancor di più nel tessuto sociale parigino».

In questo periodo Vincenzo Milesi sta per esempio partecipando alle gare di Cross-country con l’obiettivo di qualificarsi ai campionati francesi in Bretagna in programma per il 7 e 8 marzo. Si tratta di una delle principali competizioni di corsa campestre in Francia, che attira migliaia di atleti a Carhaix-Plouguer (Finistère), nel sito di Kérampuilh. Un evento di alto livello incluso nei campionati e corse di rilievo regionale.

«Mi manca Roncobello»

E Roncobello? «Mi mancano le mie montagne – dice Milesi –, e mi manca quel senso di appartenenza e di comunità (tipicamente bergamasco) che all’estero non si trova. E poi, ovviamente, mi mancano gli amici, anche se, per un breve periodo, qui nella capitale, oltre a me, c’erano altri tre roncobellesi. Insomma, c’è stato un momento in cui c’era più gente di Roncobello a Parigi che a Roma (ride, ndr)». Una lieve malinconia, quella di Vincenzo, che lascia spazio, però, a una certezza: «Torno spesso in Italia e non escludo, un domani, di tornarci a vivere definitivamente. Quel che è sicuro è che, indipendentemente da ciò, mai dimenticherò le mie radici».

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