Bici sui sentieri, il Cai: no a divieti assoluti

LA QUERELLE. Dopo l’ordinanza a Val Brembilla. «Convivenza con gli escursionisti possibile». Il vicesindaco: stop nato da alcune lamentele.

Da una parte il cicloescursionismo, ovvero l’uso della bicicletta per la scoperta della montagna. Dall’altra chi, «disturbato» dal passaggio delle bici - che rovinerebbero in alcuni casi anche i sentieri - vorrebbe vietarle.

Il confronto, tra favorevoli e contrari al cicloescursionismo - sempre più diffuso grazie alle e-bike, le bici a pedalata assistita - ha iniziato a «pedalare» velocemente quando l’Associazione Guide mountain bike della Valle Brembana ha fortemente criticato il Comune di Val Brembilla per il divieto imposto, su tutte le mulattiere del territorio, alle due ruote: a motore o senza motore. Quindi bici incluse. Con tanto di cartelli posizionati dal «Gruppo sentieri Amici della storia di Val Brembilla»», a inizio dei tracciati.

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Sulla diatriba ora interviene anche la commissione cicloescursionismo dell’Unione bergamasca Cai (che riunisce sezioni e sottosezioni) dicendosi, in sintesi, contraria a divieti generalizzati. E invece favorevole a una segnaletica che inviti a rispetto ed educazione da parte dei ciclisti sui sentieri. La bicicletta - dice il Cai - come sci, pelli di foca o ciaspole, diventa un mezzo alternativo per scoprire la montagna. Parla quindi di «utilizzo consapevole e responsabile nel pieno rispetto dell’ambiente naturale e delle persone, cercando di non lasciare traccia del proprio passaggio».

Tre le regole principali che dovrebbero caratterizzare anche il cicloescursionista, dice il Cai: scegliere itinerari che consentano il passaggio delle bici senza danneggiare il patrimonio naturalistica e senza uscire dal tracciato; dotarsi di mezzi tecnici e abbigliamento adeguati, con l’uso obbligatorio del casco; infine, utilizzare una velocità che non crei problemi di sicurezza a sé e agli altri, lasciando sempre la precedenza agli escursionisti a piedi. «La bici in montagna - prosegue il Cai - è una rivoluzione che, al pari dell’invenzione dello sci, introduce una nuova forma di frequentazione, ed è impensabile arrestare questa ondata di novità».

Cartelli per una fruizione consapevole

«Vietare - continua il Cai - è una soluzione quando c’è un evidente rischio di degrado per l’ambiente naturale o a la messa in pericolo degli altri frequentatori. Auspichiamo che, prima di giungere a divieti assoluti, possano esservi cartelli che informino sulle regole per una fruizione consapevole, sostenibile e pacifica del patrimonio sentieristico da parte di tutti. Questa è l’unica via possibile. Auspichiamo una fattiva collaborazione con le amministrazioni e le realtà locali per portare avanti progetti di informazione sul territorio e nei centri di vendita e noleggio di mountain bike o per valutare di volta in volta i casi critici, andando a ricercare soluzioni alternative che non escludono - se necessario - le limitazioni ai passaggi ciclistici». «La migliore soluzione - conclude il Cai - è una convivenza possibile».

Sul divieto, con ordinanza (peraltro senza indicazioni di contravvenzioni in caso di mancato rispetto), emessa dal Comune di Val Brembilla, spiega il vicesindaco Giovanni Carminati: «L’ordinanza nasce dalle lamentele di alcuni residenti in una frazione - spiega -. In precedenza si era cercato di frenare il fenomeno con alcune barriere, ma non è bastato. Non ce l’abbiamo con i ciclisti. Servirebbe, però, un comportamento più responsabile. Il divieto, di fatto, vuole essere più un deterrente - tanto che non vi sono indicate multe nell’ordinanza - un segnale per chiedere maggiore rispetto».

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