Covid e salute mentale: «Scontiamo un periodo di stress prolungato»

La direttrice del dipartimento Salute mentale. Nella seconda ondata è mancato la coesione sociale».

Nel cuore della seconda ondata, il virus a Bergamo frena. Lo confermano tabelle, curve, e statistiche: tutte analisi che ribadiscono quanto l’avanzata di Sars-CoV-2, qui, sia decisamente rallentata. Ma c’è un intero settore dove l’epidemia continua invece a galoppare, anche nella Bergamasca. Ed è il settore della fragilità psichiatrica. Già durante la prima ondata si era notato un netto aumento dei disturbi che riguardano la salute mentale.

«Ma adesso, in questa fase di recrudescenza, le cose vanno ancora peggio» fa sapere Emi Bondi, direttrice del dipartimento di Salute mentale dell’Asst Papa Giovanni XXIII di Bergamo. «A differenza della primavera, oggi siamo sprovvisti di un fattore che aveva aiutato molto i cittadini: la coesione sociale. Quell’ingrediente che aveva consentito anche alle persone più fragili di aggrapparsi per farsi forza, per trovare energie, per avere una reazione anche agguerrita alla pandemia. Adesso, invece, paghiamo le conseguenze di un periodo di stress estremamente prolungato e dilatato: i sacrifici fatti in primavera non sono bastati, dopo la relativa tranquillità dell’estate siamo ripiombati nel buio senza sapere con certezza quando la situazione tornerà alla normalità. Si è così persa fiducia, a favore di un sentimento di frustrazione che pesa sulla salute mentale delle persone. In particolare di quelle più fragili».

Emi Bondi porta dati concreti a supporto delle sue osservazioni: i posti letto dedicati a pazienti psichiatrici nella Bergamasca sono tutti pieni – fra città e provincia ce ne sono complessivamente 65, di cui 27 all’ospedale Papa Giovanni, 23 nel presidio di Alzano Lombardo e 15 all’ospedale di Treviglio – e sia i ricoveri sia i servizi ambulatoriali sono fortemente cresciuti, si stima del 20% rispetto allo scorso anno.

Ansia e depressione

«Un recente studio internazionale pubblicato sulla rivista scientifica Lancet afferma che il 65% delle persone che hanno vissuto i lockdown mostrano sintomi di patologie psichiatriche – aggiunge la primaria -. Ad aumentare, da noi come altrove, sono soprattutto forme di stress post traumatico, ansia, depressione, attacchi di panico, disturbi ossessivi o del sonno. Patologie che si riscontrano purtroppo anche in età pediatrica, soprattutto fra gli adolescenti, in cui talvolta si manifestano sotto forma di disturbi alimentari o umorali».

Posti letto esauriti

La crescita delle patologie legate alla salute mentale non va però di pari passo con la crescita dei posti letto dedicati, almeno non nella Bergamasca: a incidere su questo squilibrio non solo le misure anticontagio – che costringono gli ospedali a ricoverare i pazienti in camere singole, riducendo così il totale di letti a disposizione –, ma anche e soprattutto una disponibilità di partenza decisamente bassa.

«Nella nostra provincia dovremmo avere almeno un centinaio di posti letto, e invece siamo fermi a 65. È capitato negli anni passati di chiedere aiuto ad ospedali di altre province, nei momenti di maggiore difficoltà. Ma in questa fase pandemica non ci sono strutture lombarde in grado di accogliere anche i nostri pazienti. Non dimentichiamoci inoltre che in questo periodo siamo fortemente impegnati anche nel sostenere i nostri operatori sanitari, decisamente affaticati: abbiamo attivato programmi di supporto ad hoc per chi lavora nei reparti Covid».

Fragilità e ignoranza

Secondo la primaria, accanto ad un evidente aumento dei disturbi classici da stress post-traumatico, in questa seconda ondata dell’epidemia si osserva anche un altro fenomeno da tenere attentamente monitorato. «È quello del negazionismo. Un meccanismo che si innesca su una base fatta soprattutto di paura, fragilità e in alcuni casi anche di ignoranza. Anziché affrontare un problema in maniera adulta, consapevole, responsabile, c’è chi – il problema – lo rimuove e lo nega. È come se chiudesse gli occhi o guardasse da un’altra parte, contestando l’evidenza. Ed è un meccanismo primitivo e regressivo a noi noto, che può sfociare in tensione e rabbia. Colpisce soprattutto le persone più fragili, che finiscono per perdere lucidità e alimentare forme di delirio collettivo».

Disturbi difficili da arginare, se non facendo riferimento a principi ben solidi: «È molto importante che il mondo scientifico, le istituzioni e i media non ingenerino confusione, e che trasmettano un flusso di informazioni estremamente coerente. Detto questo, il negazionismo si contrasta nello stesso modo in cui si contrastano tutte le crisi: con la ragione e con la scienza, sua diretta espressione»

© RIPRODUZIONE RISERVATA