Covid, mille famiglie chiedono aiuto
Cinque unità di crisi nei quartieri cittadini

L’emergenza sanitaria è (quasi) passata, resta quella sociale. Nuove famiglie - mille - si sono rivolte ai Servizi del Comune per la prima volta tra aprile e maggio.

«Non ce la facciamo», è stato il grido d’aiuto: dai libri per la scuola dei figli alle spese mediche, emergono bisogni inediti, la maggior parte derivanti dalla perdita del lavoro dopo il lockdown.

«Se nella Fase 1 contava la velocità della risposta, la gente doveva mangiare quindi fornivamo il buono pasto in tempi rapidi– rende bene l’idea l’assessore alle Politiche sociali di Palafrizzoni Marcella Messina, presidente del Consiglio di rappresentanza dei sindaci –, nella Fase 2 bisogna superare la logica assistenzialistica e riattivare le persone, anche riorientandole verso il mercato del lavoro».

La prossimità

Una complessità che implica anche il ripensamento dei servizi, accelerando i processi di innovazione. Fondamentale è quindi la vicinanza al cittadino e, in quella logica di decentramento che è uno dei cardini del «position paper» della Giunta Gori per ridisegnare la città post Covid (dove tutto dovrebbe essere raggiungibile in 15 minuti), in cinque quartieri sono già state attivate le Unità di crisi sociale. Oltre allo sportello Pass di San Lazzaro (che continua a fare da «filtro» su appuntamento), la sperimentazione riguarda Loreto, Celadina, Grumello al Piano e il Lazzaretto (in joint-venture con il decentramento dell’Anagrafe). «Le Unità di crisi – l’assessore Messina entra nel dettaglio dell’organizzazione – servono per rendere sempre più accessibili i servizi. Sono composte da due assistenti sociali a tempo pieno, quattro part-time e tre tutor educativi. Hanno già iniziato a ricontattare le mille persone che durante l’emergenza Covid si sono rivolte ai Servizi sociali per la prima volta, per ricostruire il quadro della fragilità e del disagio socio-economico, in modo tale da costruire risposte adeguate».

Il quadro

L’obiettivo è «agganciarne» 150 a settimana; il servizio, appena partito, ne ha già raggiunte 200, un campione da cui è possibile trarre una prima analisi. Si tratta prevalentemente di nuclei di quattro componenti, con figli in età scolare; al 50% italiani e stranieri, con quest’ultimi generalmente con famiglie più numerose.

Nuclei monoreddito o dove si è perso il lavoro nell’ambito dell’assistenza agli anziani o della ristorazione, e quindi si fa fatica a pagare le bollette, ma anche la rata dell’affitto o del mutuo, i libri per i figli o il dentista.

Un nuovo modello

«Persone portatrici di bisogni inediti, che non si possono risolvere solo con un’erogazione economica, perché ci sono anche lutti e aspetti psicologici, come la perdita del lavoro, da rielaborare, le ricadute sui minori da valutare. Serve pensare a “pacchetti diversi” rispetto alla valutazione dei bisogni».

Ma come si fa ad arrivare dappertutto, con un Bilancio comunale che piangerà le minori entrate derivate dal lockdown? «Restano valide le parole d’ordine del mio mandato – ricorda Messina –: welfare di comunità e innovazione, oltre all’attivazione del territorio e della solidarietà. Questa crisi è stata anche l’occasione per accelerare delle sperimentazioni che ora vogliamo rendere strutturali, valorizzando il volontariato, il partenariato sociale con il terzo settore e i rapporti tra le generazioni».

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