Da Ponteranica fino a Capo Nord, in bici attraverso mezza Europa

Ferie su due ruote per Lorenzo Cornago, 29 anni, insegnante e consigliere comunale. Cinquemila chilometri e otto Paesi. «Un’avventura. Le Alpi la tappa più tosta».

Un’impresa ciclistica da circa cinquemila chilometri. È questa la distanza pedalata da Lorenzo Cornago, 29 anni, bergamasco: partendo dalla «sua» Ponteranica, è arrivato in bicicletta fino a Capo Nord (Nordkap), in Norvegia. Un viaggio sola andata (perché al ritorno è tornato in aereo), durato quasi cinquanta giorni (dall’1 luglio al 10 agosto), attraverso mezza Europa: Italia, Austria, Repubblica Ceca, Germania, Danimarca, Svezia, Finlandia e Norvegia. «Pedalavo per una media quotidiana di circa centotrenta chilometri a tappa, anche se nell’ultimo tratto, quello scandinavo, viaggiavo tra i centocinquanta e i centosettanta chilometri al giorno». Cornago è insegnante di Scienze al «Sant’Alessandro» di Bergamo, oltre che consigliere comunale a Ponteranica. «Le mie passioni sono la bicicletta e la natura – racconta –. Tutti i giorni copro il tragitto casa-scuola sulle due ruote. E poi, d’estate, faccio giri in bici da corsa. D’inverno, invece, prediligo la mountain bike».

L’avventura ciclistica fino a Capo Nord, punta settentrionale dell’Europa, «non è stata un qualcosa di particolarmente organizzato. Ho deciso di sfruttare le ferie estive. Avevo un’idea di massima del percorso, che ho pianificato strada facendo. Sono partito da solo: questo mi ha permesso di muovermi più velocemente, accorciando la durata del viaggio. Mi programmavo su una distanza temporale di dieci giorni: sapevo dove avrei dovuto essere dopo una settimana e mezza. E di conseguenza mi regolavo tappa per tappa».

Lasciata Ponteranica, Cornago ha puntato a est. In parte ha seguito l’EuroVelo 7, un percorso cicloturistico che collega il Nord e il Sud dell’Europa. «Sono andato verso il Lago di Garda – illustra –. Da lì ho continuato, attraverso le Alpi, fino a raggiungere l’Austria, passando per Bolzano e la Val Pusteria. Poi la Repubblica Ceca, attraversata da nord a sud, e la Germania, costeggiando il fiume Elba e transitando da Berlino. Per arrivare a Capo Nord ho poi pedalato in Danimarca, Svezia, Finlandia e Norvegia. Quest’ultimo tratto è stato, paesaggisticamente, più monotono: la natura è incontaminata ma si ripete pressoché identica». Il 10 agosto, ecco Capo Nord. «Lì ho posato, come ricordo, davanti alla statua in ferro rappresentante il mappamondo: avevo portato a termine l’impresa. Tendenzialmente percorrevo strade secondarie. La tappa più dura? Direi le Alpi. Ma anche la Repubblica Ceca è tosta: un vero e proprio saliscendi».

Avventura e turismo all’interno della stessa esperienza. «Avevo la tenda e ogni notte mi accampavo o in campeggi organizzati o in spazi che trovavo. Per il mangiare mi organizzavo con delle spese nei supermercati locali: facevo due colazioni, altrettanti pranzi e una cena. È stato un viaggio avventuroso, a contatto con la natura e in balìa delle condizioni meteorologiche, ma che mi ha comunque permesso di visitare alcune città che desideravo conoscere. A Praga e Berlino, per esempio, mi sono fermato e ho pernottato. Sono passato anche per l’austriaca Salisburgo e la tedesca Wittenberg, dove Martin Lutero affisse le sue famose tesi. Ho visto alcuni Patrimoni dell’umanità Unesco: dal centro storico di Cesky Krumlov, città ceca, al castello danese di Hersingør, in cui è ambientato l’Amleto di Shakespeare».

Non sono mancati gli imprevisti. «Quando ero in Repubblica Ceca mi hanno sgonfiato le ruote della bici e rubato la pompa. In Svezia, invece, ho avuto un incontro ravvicinato con un capriolo: non aveva gradito il fatto che avessi piantato la tenda nel suo territorio».

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