Elisa, la vita prende la rivincita
Nasce in auto nella sua Lovere

La famiglia era diretta a Esine, ma lei ha anticipato tutti, fuori casa. «Arrivati fuori dall’ospedale si sono accese le luci ed è partito un applauso».

In una società sempre più frettolosa, programmata e per certi aspetti artefatta, il miracolo della nascita di ogni bambino ci ricorda quanto la nostra vita sia naturalmente dipendente da ritmi e da tempi contro cui nessuna tecnologia e nessuna «procedura» potranno mai competere.

A Lovere la nascita di Elisa Gianotti, giusto due settimane fa, è arrivata proprio così: la piccola è nata sul sedile dell’auto mentre i genitori erano in viaggio per raggiungere l’ospedale. Lei, terza di tre sorelle, conferma che la vita non aspetta.

Il papà Davide Gianotti e la mamma Monica Meloni avevano preparato tutto a puntino: la borsa con il primo pigiamino e il primo body era già nell’armadio quando nella notte di venerdì 26 giugno la mamma ha capito che bisogna sbrigarsi. I genitori hanno chiamato la nonna nella loro casa di via Davine a Lovere per occuparsi delle sorelline Martina e Rebecca (sei e cinque anni), poi si sono messi in viaggio; destinazione: l’ospedale di Esine.

«Ma avevo dimenticato i documenti – racconta con un filo di commozione la mamma, insegnante di una scuola primaria – e ho chiesto a Davide di tornare indietro per prenderli». Così, insieme al codice fiscale, il papà Davide afferra anche una coperta e si rimette in marcia; percorsi pochi metri, ecco il miracolo della vita compiersi dove meno te lo aspetti: sul sedile del passeggero. «Cercavo di guidare nonostante fossi già frastornato di mio – ricorda – quando Monica mi ha detto che Elisa era nata: ho sentito il suo primo vagito e non ho capito più nulla. Piano piano siamo riusciti ad arrivare in fondo a via Davine, poi ho iniziato a suonare il clacson: in ospedale, quello di Lovere, ci hanno aperto la cancellata e con l’auto sono arrivato fino all’ingresso del pronto soccorso».

Sul cruscotto dell’auto, il display dell’orologio segnava le 3,36; una volta arrivati nel cortile dell’ospedale, un’altra emozionante sorpresa: «Abbiamo visto accendersi le luci di alcune camere – racconta il papà - infermieri, dottori e pazienti si sono affacciati. Quando hanno capito quel che io stavo cercando di dire, “è nata, è nata!”, è partito un applauso che non dimenticherò per tutta la vita».

Subito dopo i medici e gli infermieri di Lovere hanno iniziato a occuparsi della mamma e della piccola Elisa: erano ormai le 3,45 quando è stato tagliato il cordone ombelicale, ed è questo l’orario che è stato indicato sul certificato di nascita. «All’anagrafe – racconta ancora il papà – mi hanno fatto ripetere due o tre volte se Elisa fosse nata proprio a Lovere». Risulterà, a chi un giorno studierà questa storia, come «parto domiciliare» mentre l’ultimo nato a Lovere, in pronto soccorso, risale a un paio di anni fa.

Una nascita così movimentata non ha agitato Elisa che, anzi, si è già abituata all’allegra presenza delle sorelle più grandi. «In ospedale – conclude mamma Monica – ci hanno chiesto una sua fotografia: dopo i mesi che hanno passato per il coronavirus l’arrivo di Elisa è stato, anche per il personale sanitario, un momento intenso e toccante». Davvero indimenticabile.

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