«Mai arrendersi», la malattia diventa fiaba
Stefania racconta la sua vita alla figlia

Stefania Cacciaguerra, affetta da sclerosi multipla, ha raccolto in un volume le storie inventate per raccontare la patologia a sua figlia Monica. Venerdì, dalle 18 alle 21, la presentazione al Lucio’s di via Previtali.

Stefania è tutta occhi. Se li spalanca è gioia contagiosa. Come quando il marito Francesco racconta che si è innamorato «perché sin da ragazzina era speciale: un angelo in mezzo a una foresta scura». Ma Stefania sa anche farsi capire benissimo se qualcosa non le garba. Quando il marito, scherzando, dice che Monica, la loro figlia, «ha preso la bellezza da lei e l’intelligenza da me», gli occhi cambiano espressione e parte quasi un pugnetto. Il caratterino di Stefania è di quelli tosti. Oggi ha scelto le tinte del fucsia, per i fiori della camicetta, il filo di rossetto e lo smalto impeccabile.

Non che sia un giorno speciale, del resto «ogni giorno lo è, con l’abbinamento del vestito e del trucco giusto, a cui tiene tantissimo. Non ci rinuncia mai, per questo la chiamiamo “Principessa”», la descrive mamma Maria Grazia. Il mondo di Stefania è in questa villetta luminosa di Loreto, da dove infermieri, fisioterapisti e medici non se andrebbero mai e gli amici, persino il parroco, vengono a fare due chiacchiere quando si sentono un po’ giù. Perché ascoltare questa storia fa bene al cuore. Parla di una vitalità che non si doma neanche dentro a qualcosa di sconvolgente.

Stefania Cacciaguerra e Francesco Furnari sono due sposi bambini. Hanno due anni di differenza, del ’77 lui, del ‘79 lei. Crescono insieme a Niscemi, paesino della Sicilia, tra il profumo del mare e dei limoni, e a vent’anni sono già all’altare. Due menti brillanti, che per inseguire i loro sogni si trasferiscono subito dopo a Londra. «Qui Stefania conclude il suo percorso accademico, e a 23 anni si laurea in Architettura d’interni – ripercorre le tappe Francesco, stupendosi di come corra il tempo e mostrando in salotto l’arredamento disegnato o curato da lei –. Inizia a lavorare, ma di fatto il primo giorno di lavoro sarà l’ultimo, perché coincide con il primo attacco». Una paralisi temporanea della parte destra del corpo. È la sclerosi multipla che bussa per la prima volta alla porta e costringe la giovane coppia a dirottare su Bergamo per le cure. La sclerosi multipla lascerà poi una breve tregua, ma da allora si farà viva molte volte, in forma sempre più aggressiva. Una notte si presenta con un intorpidimento delle mani, una mattina con l’annebbiamento della vista, infine con le difficoltà motorie e con le complicazioni di una polmonite che nel 2014 si porterà via anche la parola. «Potevamo lasciarci andare allo sconforto, ed è umano che in qualche momento ci sia, oppure decidere di vivere e sorridere. Sta a noi, e noi abbiamo deciso di continuare a vivere», dicono con semplicità disarmante in questa casa. La fede non manca, la forza di volontà ha fatto il resto. C’erano le camminate, i viaggi, le letture. E ci sono ancora seppur in modo diverso. Francesco fa il pendolare da Londra, dove ha base «VRtuoso» la start up che ha fondato, arrivando anche all’attenzione della corte del Duca di York; i genitori di Stefania hanno ormai fatto il nido qui. Qui dove la vita pulsa in ogni angolo, col cagnolino Max che scodinzola tra le gambe di Stefania senza perderla mai di vista e le tartarughe che nuotano placide nella vasca.

Nel frattempo è nata Monica («Desiderata al cento per mille. Stefania ne avrebbe voluto anche un altro di figlio, ci abbiamo impiegato un po’ a farle cambiare idea…»). Oggi è una ragazzina di 14 anni e si svaga con le coetanee, in attesa dell’esame di terza media. Proprio per lei la vita si è fatta racconto. Sul tavolo della cucina, fresche di stampa, ci sono le copie di «Never give up!», la raccolta di favole scritte da Stefania. Non poteva che intitolarsi «Non arrendersi mai», perché questo è il manifesto della famiglia, «dove l’ironia è diventata l’arma più forte per creare la normalità nella non normalità, come se la malattia non esistesse, anche se è sempre presente». Stefania ha iniziato a scriverle quando ha avuto i primi sintomi, «le leggeva a sua figlia per farle capire tutti i passaggi della malattia. Oggi è una testimonianza che può essere consegnata a chi si trova ad affrontare la stessa situazione. È il modo di Stefania per regalare un pezzetto di sé agli altri». Semplicemente un dono, senza scopo di lucro o raccolta fondi. Le pagine traboccano di colori, con i disegni confezionati dalle amiche e dalle mamme conosciute su Facebook, i punti esclamativi e gli aggettivi a lasciare il segno di una felicità mai banale o artefatta. C’è Gastone-il bastone, «quell’ausilio ingombrante per poterti muovere in autonomia, a cui hai dato un nome e il benvenuto nella tua vita, ci hai fatto sbellicare dal ridere facendolo rivestire con una coloratissima fantasia in abbinamento perfetto col tuo guardaroba», scrive Valentina, l’amica del cuore, nella prefazione. C’è Gina-la carrozzina che spicca il volo; c’è Giuseppina la mano ballerina che va in coppia con Gisella, la mano piena di energia; c’è Pino-il carrellino; c’è l’incontro speciale tra «Sara Ararara» e «Mister Trallalà», il linguaggio storpiato dalla malattia che diventa foriero di inaspettati incontri e gag. Per presentare l’opera prima di Stefania (che in passato ha vinto anche dei concorsi di poesia) è stata organizzata una serata domani 28 giugno (dalle 18 alle 21) nel locale «Lucio’s» di via Previtali, a cui parteciperanno l’autrice (che ha autografato ogni copia con un dito-timbro colorato), i suoi cari e moltissimi medici del Papa Giovanni XXIII che l’hanno conosciuta e continuano ad amarla e coccolarla. Un in bocca al lupo a sorpresa è già arrivato, merito della sorella Katia. L’attore Luca Argentero, in versione scapigliata, ha mandato un video per augurare buona fortuna. In stile semplice e scanzonato, come piace a Stefania. «Il pullmino per portarci tutti alla serata è già pronto», annunciano festosi i familiari. Così come Stefania ha già deciso il dress code dell’evento, ovviamente.

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