Nell’ultimo mese stroncati 36 mini focolai Da metà agosto trend stabile - Infografica

Nell’ultimo mese stroncati 36 mini focolai
Da metà agosto trend stabile - Infografica

In provincia di Bergamo il tracciamento dei vacanzieri di rientro da Paesi a rischio ha funzionato. I dati mostrano un andamento dei contagi senza crescite significative.

Nell’ultimo mese in provincia di Bergamo sono stati stroncati sul nascere 36 focolai di coronavirus. Prima di allarmarsi leggendo la parola «focolaio» è doverosa una spiegazione: l’Istituto superiore di sanità utilizza questo termine in presenza di «due o più casi positivi tra loro collegati». Il «collegamento» tra i casi è la parola chiave. Prima si interviene, prima si riesce ad evitare che il contagio si diffonda in modo esponenziale come avvenuto tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo. In quelle settimane - senza controlli, misure di protezione individuale e limitazioni dei movimenti - il coronavirus ha avuto massima libertà. Tutti conoscono i drammatici esiti dell’improvvisa ondata.

Prima il lockdown, poi il massiccio utilizzo di mascherine, gel igienizzante e distanziamento, a cui va aggiunto anche un aumento dei tamponi, sono stati fondamentali per mantenere sotto controllo la trasmissione del virus. I dati pubblicati nel report settimanale realizzato dalla Protezione civile lombarda in collaborazione con tutte le Ats del territorio confermano che la Bergamasca è tra le province che meglio riescono ad arginare i focolai. Anzi, sarebbe meglio definirli «mini focolai», perché proprio grazie all’intervento del sistema di sorveglianza di Ats nell’ultimo mese si è riusciti a scovare i positivi e a isolarli prima che diffondessero il contagio.

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Isaia Invernizzi

Giornalista professionista, lavora a L’Eco di Bergamo dal 2016. Redattore della cronaca cittadina dal marzo 2019 dopo tre anni in redazione web. Amante dei dati in tutte le loro forme.

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