Primo sì all’assegno unico per i figli dal 7° mese ai 18 anni

Primo sì all’assegno unico
per i figli dal 7° mese ai 18 anni

Alla Camera approvata la proposta di legge presentata dal Pd per favorire le famiglie e sostenere la genitorialità.

Riordinare e semplificare, ma soprattutto potenziare. È arrivato ieri alla Camera il primo sì alla proposta di legge – presentata dal Partito democratico e poi appoggiata dall’intero emiciclo – per l’«assegno unico per i figli». Il testo delega il governo ad adottare, entro dodici mesi dall’entrata in vigore della delega, i decreti legislativi volti a «riordinare, semplificare e potenziare le misure a sostegno dei figli a carico attraverso l’assegno unico e universale». Uno strumento, quello dell’assegno unico, che dovrebbe contrastare la denatalità favorendo la genitorialità e sostenendo le famiglie, riducendo anche le diseguaglianze legate ai carichi famigliari e stimolando i consumi, specie su base locale. Alla fine, l’assegno unico andrà ad abrogare otto misure attualmente in vigore (dagli assegni familiari alle detrazioni per i figli a carico, dal bonus bebè all’assegno per il terzo figlio), istituendo un contributo garantito dal settimo mese di gravidanza fino ai 18 anni, senza pause e continuità, e può arrivare fino ai 21 anni, secondo i principi di universalità e progressività (su base Isee): il livello minimo del beneficio sarà indicato dai decreti legislativi; la stima, contando su maggiori risorse, è che una parte consistente della platea riceverà importi maggiori rispetto alla somma delle attuali misure, e contemporaneamente nessuno avrà meno di quanto oggi già riceve.

«L’unanimità per questa approvazione è grande. È un tema che sentiamo profondamente: depositammo questa proposta a giugno 2018, tra i primissimi atti della legislatura – è il commento di Elena Carnevali, deputata bergamasca del Partito democratico, tra le firmatarie –. L’assegno unico restituisce centralità alla famiglia, al suo valore sociale, e individua nella denatalità un tema centrale su cui investire perché il Paese abbia una prospettiva di futuro. Peraltro, questo provvedimento si innesta in un quadro più ampio di attenzione al tema, come dimostrato dal Family Act. Il recovery fund, poi, si basa sulla necessità di riforme: questa proposta va in quella direzione, perché la stessa Unione europea indica la lotta alla denatalità tra le priorità. Dalle attuali misure temporanee, quindi, si potrà passare a garanzie di continuità per le famiglie, a delle misure fiscali che aiutano le famiglie e riconoscano tutto ciò che possa conciliare il lavoro e la cura. Nessun figlio o figlia sarà escluso e non ci saranno più figli di serie A e figli di serie B». A beneficiare dell’assegno unico sono anche lavoratori autonomi, liberi professionisti, incapienti, disoccupati.

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