Ricette falsificate, farmacista di Vilminore sospesa, ma l’attività continua

Ricette falsificate, farmacista di Vilminore sospesa, ma l’attività continua

La donna avrebbe falsificato delle ricette mediche per gonfiare i rimborsi , un raggiro che le avrebbe fruttato oltre 200mila euro.

Evelina Pezzoli, 44 anni, di Clusone, titolare della farmacia di Vilminore di Scalve arrestata giovedì, si è avvalsa della facoltà di non rispondere, ieri durante l’interrogatorio di garanzia davanti al gip Beatrice Parati. «È una scelta maturata alla luce della complessità degli atti di indagine, che vanno studiati con la dovuta attenzione», spiega l’avvocato Carlo Pressiani che con Andrea Locatelli difende la dottoressa. I legali hanno avanzato la richiesta di revoca dei domiciliari, sostenendo che non ci sono più esigenze cautelari. La farmacista è andata incontro a una temporanea sospensione dalla professione decretata dall’Ats. «Quindi – ragiona l’avvocato Pressiani –, non sussiste più il pericolo di reiterazione del reato. Così come è insussistente, dopo i sequestri di farmaci e documenti, il pericolo di inquinamento probatorio».

La farmacia Bonicelli di Vilminore, di cui la 44enne è titolare, resta formalmente sotto sequestro, anche se non ha mai chiuso, essendo un servizio di pubblica necessità: per garantire l’apertura l’Ats ha provveduto a nominare come reggente la farmacista che collabora con Evelina Pezzoli. Quest’ultima è accusata di falso e truffa aggravata. Per il pm Paolo Mandurino avrebbe falsificato le ricette consegnate da alcuni clienti per ordinare, a loro insaputa, costosi farmaci salvavita rimborsati dal Servizio sanitario nazionale. In questo modo la farmacista intascava il prezzo pieno e poi provvedeva a saldare l’azienda fornitrice, trattenendosi il margine di guadagno stabilito. I farmaci rimanevano a scadere nel magazzino o venivano gettati. La contestazione di «ingiusto profitto» è pari a 804.753 euro. Ma, ricordano i legali, Pezzoli ha versato alle aziende fornitrici più di 600 mila euro. Dunque, il presunto illecito profitto si aggirerebbe sui 200 mila euro lordi. A segnalare l’anomalia era stata l’azienda farmaceutica che produce i medicinali salvavita. Da aprile a dicembre 2020, la farmacia Bonicelli risulta aver venduto un numero di farmaci destinati a trapiantati di fegato tre volte superiore al totale di quelli venduti in Bergamasca.

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