Rizzi: «A Bergamo l’indice Rt a 1,1
Ma non allentiamo la presa per Natale»

Il primario di Malattie infettive al Papa Giovanni sulla curva della pandemia: «Ospedale sempre più pieno. I malati bergamaschi arrivano dalla Bassa».

«Sì, stiamo continuando a vedere un progressivo aumento dei ricoverati: sabato 14 novembre siamo arrivati a sfiorare i 180 degenti. E la crescita molto probabilmente non si fermerà per un po’: i pazienti arrivano soprattutto dalle aree di Milano, Como, Varese, i bergamaschi che vengono ricoverati sono decisamente meno ma, va rimarcato, ci sono e stanno aumentando anche loro. Non siamo certo nella situazione di quest’estate, quando i ricoveri di persone positive al Covid erano davvero bassi e soprattutto si trattava di gente che arrivava al ricovero per altre patologie e contestualmente veniva scoperta positiva». L’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, spiega Marco Rizzi, direttore di Malattie infettive, sta reagendo riconvertendosi giorno per giorno: «Ora siamo a 48 letti Covid nel mio reparto, abbiamo aperto più moduli di Terapia intensiva, altri letti nell’area di Medicina, sono riconvertite Covid la Pneumologia e la Gastroenterologia e ora anche un piano chirurgico. E si tratta di posti che non restano liberi a lungo, diciamo che se stasera avessi altri 50 posti probabilmente domani sarebbero già occupati».

Ripartizioni asimmetriche

Insomma, Bergamo sta dando tutto quello che ha per accogliere i malati che in altre province lombarde ormai non hanno più spazio, vengono da Milano, da Varese, da Como. «Accogliamo perché è nostro dovere, non possiamo non accogliere, ma allo stesso tempo non possiamo non riflettere sul fatto che forse qualcosa di più andava fatto prima. C’è stata tutta l’estate per pensarci, non è come quando è esplosa la pandemia a marzo, quando il focolaio eravamo noi, e sul virus e sulla diffusione dell’infezione si sapeva poco o niente. Certo, ora c’è meno disponibilità di accoglienza in tutta Italia perché i contagi ci sono ovunque, ma una certa asimmetria tra le ripartizioni dei malati tra la prima ondata e la seconda non possiamo non notarla». Anche perché, aggiunge Rizzi, i malati bergamaschi comunque ci sono e stanno aumentando, e quindi i rischi di saturazione degli ospedali possono riguardare tutti. Mentre il virus galoppa.

Zone non «protette»

«Questo lockdown, peraltro, se pure ha molte misure restrittive e se pure tutta la Lombardia sia in zona rossa, non è certo quello di marzo. C’è comunque una discreta circolazione, si creano comunque molti contatti, E il virus quindi continua a viaggiare. Anche se, va rimarcato, qualche segno di una discesa dell’indice della trasmissibilità c’è – continua Marco Rizzi – . La Lombardia è intorno a un Rt che sfiora 1,5 e Bergamo, a riconferma di quanto tutti i dati e l’evidenza clinica ci stanno segnalando, e cioè che qui il virus ha circolato molto in passato e quindi c’è una sorta di “protezione “ in più, l’Rt è intorno a 1,1. Ma mi corre l’obbligo di aggiungere subito, accanto a questa informazione, che non bisogna pensare di stare meglio di altri e quindi di essere fuori pericolo: un Rt a 1,1 significa che una persona può infettarne più di un’altra. Ed è un valore molto suscettibile di variazioni. Per essere in una soglia tranquillizzante bisogna scendere di parecchio sotto l’1. E ancora non ci siamo, neppure a Bergamo. Perché se è vero che ora tra i malati bergamaschi non vediamo quasi nessuno dalla Valle Seriana e dalla Valle Brembana e pochi dalla città, aree più colpite nell’incendio di marzo, ora arrivano soprattutto malati dall’area della Bassa e contigua al territorio milanese. Quindi ci sono zone del nostro territorio dove quella sorta di “protezione” avuta con il dramma della primavera non c’è. È importante non allentare la presa».

Attenti alle feste

Ma siamo a quasi un mese dal Natale, è non sono pochi quelli sperano in un «liberi tutti». «Sarebbe un grave errore – continua il direttore delle Malattie infettive al Papa Giovanni– . Bisogna essere chiari: per il momento, gli ospedali sono sotto pressione, i ricoveri continuano ad aumentare e purtroppo ci sono ancora molti decessi.Gli effetti di questo lockdown alleggerito si vedranno più avanti. Se ci sarà sotto Natale un allentamento delle restrizioni, la terza ondata arriverà, come succede in ogni epidemia. E arriverà tanto più alta quanto più bassi, e più prolungati nel tempo saranno gli allentamenti delle restrizioni. I comportamenti individuali e una riduzione dei contatti sono ora cruciali. L’abbiamo imparato, ormai: senza contatti i contagi scendono, appena riprendono i contatti sale l’onda dei nuovi infettati». Andrà così fino all’arrivo vaccino? «Andrà così anche dopo, perché il vaccino non sarà per tutti subito, e non proteggerà a lungo. E poi ci saranno i problemi di disponibilità: ce lo insegna il vaccino antinfluenzale, in questi giorni. Ci vorrà diverso tempo,perché ci si possa dire liberi dal Sars-Cov2. Per ora, non lo siamo proprio, neppure in Bergamasca».

© RIPRODUZIONE RISERVATA