Tragedia ad Azzano: «Sbagliò manovra
L’omicidio dei due ragazzi è colposo»

Le motivazioni della sentenza di condanna al 33enne di Curno che investì i rivali dopo la lite in discoteca. Il gup: «Indole docile, voleva fuggire, ma l’urto lo poteva evitare».

Determinante è risultata la perizia sulla dinamica dell’incidente, ma pure l’indole dell’investitore, descritta come «docile» dal giudice Massimiliano Magliacani, ha contribuito a riqualificare giudiziariamente in omicidio stradale un caso nato e arrivato a processo - passando per il Riesame e la Cassazione - con i presupposti investigativi della volontarietà.

L’investimento della notte del 4 agosto 2019 sulla Cremasca ad Azzano S. Paolo, che costò la vita a due ragazzi di Borgo Palazzo in sella a una Vespa - Luca Carissimi, 21 anni, e Matteo Ferrari, 18 -, è dunque da ritenersi un incidente e non un delitto e il gup lo ha spiegato nelle 43 pagine di motivazioni alla sentenza con cui l’11 settembre ha condannato in abbreviato a 6 anni e 8 mesi Matteo Scapin, 33enne di Curno, il conducente della Mini Cooper investitrice. Magliacani ha dato più credito alla ricostruzione dei difensori Andrea Pezzotta e Riccardo Tropea - fuga dopo la lite alla discoteca Setai di Orio e manovra errata condizionata dallo spavento e dall’elevato tasso alcolico - che alla tesi sostenuta dal pm Raffaella Latorraca durante le indagini e dal collega Guido Schininà in udienza (aveva invocato una condanna a 16 anni), per i quali l’investimento non sarebbe altro che il frutto di una vendetta per lavare l’onta subita da Scapin pochi attimi prima sotto gli occhi della fidanzata.

Il 33enne ha raccontato di essere stato aggredito dalla compagnia di Borgo Palazzo e di essere salito in auto con la ragazza per fuggire. A quel punto Scapin era stato inseguito dai rivali, che all’altezza di un semaforo rosso avevano rotto il lunotto della Mini con un casco. Subito dopo che l’auto e lo scooter erano ripartiti, ecco l’impatto. L’imputato ha dichiarato di aver urtato la moto «per un errore di guida e non in modo volontario». Magliacani scrive che «questa ricostruzione dell’elemento soggettivo trova un serio riscontro negli indizi che scaturiscono dagli atti di indagine». «Tutto il comportamento tenuto da Scapin per l’intera drammatica vicenda - osserva il gup - dimostra un’indole docile ed esclude una personalità capace di vendicarsi dei torti subiti e con gesti estremamente violenti e pericolosi». «Nonostante i palpeggiamenti subiti dalla fidanzata (nel locale, ndr), l’aggressione subita e le minacce - spiega il giudice -, l’imputato non ha mai reagito ricorrendo alla violenza, ma ha chiamato in soccorso il personale di vigilanza della discoteca, ha atteso la chiusura prima di uscire», nella speranza che i rivali si fossero allontanati. «Questo - chiosa Magliacani - è un comportamento che obiettivamente depone per una personalità matura e non violenta» ed è dunque «ipotizzabile che un giovane uomo, con la personalità dell’imputato, possa essersi spaventato a tal punto da guidare in modo scorretto al fine di sottrarsi a una grave e pericolosa aggressione». Insomma, per il gup «è ragionevole ritenere che l’imputato abbia accelerato il moto dell’auto per fuggire» e che a causa del tasso alcolico nel sangue (1,51 g/l) fosse «certamente o probabilmente in stato di alterazione psichica o comunque non in grado di valutare in modo obiettivo le circostanze della guida e la distanze fra veicoli».

Magliacani cita anche la perizia cinematica che «non evidenzia nulla di particolare per poter pensare a una volontarietà dell’inseguimento e del tamponamento». E aggiunge che «su questi aspetti concorda anche il consulente del pm».

Nel determinare la pena il giudice riconosce le aggravanti dell’elevato tasso alcolemico, della fuga e del limite di velocità oltrepassato (50 km/h, la Mini viaggiava a 74 km/h), ma anche le attenuanti generiche per essersi assunto la responsabilità dell’incidente, aver collaborato alla ricostruzione, per «la ferma capacità di autocontrollo e l’indole matura e bonaria» e per aver rispettato finora la misura degli arresti domiciliari.

Infine, il gup stabilisce il concorso nell’incidente da parte delle vittime, le quali «hanno generato lo stato di terrore che ha impedito all’imputato di condurre l’auto in modo corretto e si sono spostate al centro della corsia di marcia, così generando, in violazione del codice della strada, un ostacolo improvviso alla marcia dell’auto». Questo è valso a Scapin una riduzione della pena, ma «non nella sua massima estensione perché il concorso nella causazione del sinistro da parte di Carissimi non è stato importante, ben potendo l’imputato evitare di tamponare il ciclomotore, anche se questo viaggiava nel centro della corsia di marcia».

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