«Vado a trovare mia figlia»
È una scusa, finisce nei guai

In pattuglia coi carabinieri durante i controlli sulle strade per il rispetto dei divieti previsti dal decreto dell’8 marzo in materia di contrasto e contenimento del Covid-19.

Quando la paletta dei carabinieri lo invita a fermarsi al posto di controllo, il ragazzo ha l’aria nervosa, «tirata» come il motore della sua Bmw bianca. Sono le 16,30, al controllo di via delle Valli, di fronte al comando provinciale dei carabinieri. I militari sono al lavoro da più di mezzora. Pettorina arancio sull giubbotto anti-proiettile, mascherine e guanti di protezione, due pattuglie. Una è del reggimento di Firenze, è stata smistata a Bergamo dopo essere stata in servizio a Lodi, sta facendo il tour delle zone più rosse. Negativa ai controlli. Quello sul 26 enne alla guida della Bmw invece va per le lunghe, poi si scopre perché. Il ragazzo non ha con sè il modello dell’autocertificazione, riferisce ai carabinieri di essere in viaggio per Boccaleone dove sta andando a trovare l’ex compagna ma soprattutto la loro figlia, una bimba piccola.

Ma ai carabinieri che l’hanno fermato la storia convince poco. I militari raccolgono i dati, poi chiamano l’ex compagna del ragazzo che ne smentisce la versione: due settimane? Ma se è venuto a trovarmi due giorni fa. Messo alle strette il ragazzo ammette di aver fornito una spiegazione farlocca alla sua uscita in Bmw. È stato denunciato per violazione del decreto del presidente del consiglio dei ministri (Dpcm) dell’8 marzo in materia di contrasto e contenimento del Covid-19, traduzione pratica della violazione dell’articolo 650 del codice penale, «inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità», che prevede l’arresto fino a tre mesi o un’ammenda fino a 206 euro. Il ragazzo guarda i militari di sottecchi mentre i carabinieri lo invitano a ragionare sul fatto che in fondo si tratta di osservare le prescrizioni per 15 giorni (almeno per ora). Come dire: ma ti rendi conto di cosa stai rischiando?

Curiosamente, mentre il ragazzo aspetta in piedi, fuori dalla Bmw, impalato, alle sue spalle i carabinieri hanno fermato una Citroën con a bordo un uomo sulla cinquantina. Lui, sì, ha le carte in regola: autocertificazione e autorizzazione del tribunale per andare a vedere il figlio, lui padre divorziato. Eppure la gente che passa davanti al posto di controllo non ha solo grilli per la testa. Gli automobilisti rallentano e si fermano spontaneamente, quasi tutti con le mascherine sul viso, con l’autocertificazione pronta alla mano. Disponibili, collaborativi, ansiosi di sapere che cosa possono fare, dove non possono andare, cosa è meglio evitare. Certo, ci sono anche i fantasiosi, gli artisti della bufala. Come la signora di Paratico fermata a Castelli Calepio mentre era in cerca di un negozio all’altezza. «A Paratico è tutto chiuso». O come i due ragazzi fermati nella zona di Grumello un paio di giorni fa. «Certo che abbiamo un’urgenza, stiamo andando a un colloquio di lavoro in azienda», hanno spiegato ai militari. Peccato che alla chiamata dei carabinieri in azienda hanno risposto altro. «Colloqui? Ma se siamo chiusi da giorni».  

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