Val di Scalve, Covid free
«Ma la guardia resti alta»

A marzo, 24 morti più del 2019, anche se solo tre ufficiali da coronavirus. Si ammalarono anche i medici. Ora, nessun contagio.

Ieri mattina e al Distretto sanitario di Vilminore di Scalve non si vede nessuno. Sulla porta a vetri spalancata un cartello è appeso da marzo: «Andrà tutto bene - Mola mia Berghem». All’interno due corsie ben separate, una per l’ingresso e una per l’uscita dei pazienti. Vuote. Qualche mese fa questa era la base da cui veniva gestita l’emergenza Covid: casa della Croce Rossa, punto di riferimento per i volontari (oltre 300 per tutta la vallata) e sede dei due medici dell’Esercito italiano che da marzo avevano preso servizio in Valle e che solo qui potevano visitare i pazienti. Era intervenuto l’Esercito in Valle di Scalve, perché i tre medici di base in servizio si erano tutti ammalati. Nel solo mese di marzo c’erano stati 24 decessi in più rispetto allo stesso mese dell’anno precedente: solo tre ufficiali per Covid.

Oggi invece i dati dicono che, per il momento, la Val di Scalve è Covid free: fino all’ultima comunicazione della Prefettura, domenica, non era segnalato nessun caso accertato di coronavirus, né tanto meno alcuna persona in isolamento domiciliare. I Coc (Centri operativi comunali, che non sono mai stati chiusi da inizio emergenza) si sono riuniti sabato mattina per fare il punto della situazione: tranquilla, anche se la guardia deve restare alta, perché la Valle di Scalve potrebbe essere, secondo le comunicazioni che arrivano dalle autorità sanitarie, «in ritardo» di due settimane sui contagi rispetto ai territori limitrofi. Un rischio che la gente sembra aver capito bene.

«Le ultime comunicazioni della Prefettura – spiega Pietro Orrù, sindaco di Vilminore e presidente della Comunità montana – ci dicono che al momento non ci sono casi. Con la situazione attuale e con le principali attività lavorative aperte, non ci sono gli estremi per poter avviare la macchina che avevamo messo in pista a marzo e ad aprile: in questo momento non ce n’è né la necessità né la disponibilità di volontari. Siamo anche più pronti rispetto alla prima ondata: abbiamo disponibilità maggiore di dispositivi di protezione individuale. Sarà anche perché non si vedono casi così vicino a noi che in questo momento le maggiori preoccupazioni della gente sono quelle legate alle difficoltà economiche per il secondo lockdown, anche se devo dire che si stanno rispettando le regole: dobbiamo fare fronte comune, stringere i denti».

Più attrezzata anche la farmacia, che a marzo si era trovata a gestire molte richieste di ogni tipo: «A primavera – dice Evelina Pezzoli – avevamo avuto tante richieste anche dalla Valle Seriana e da Darfo: si cercava di aiutare chi si riusciva. Ora abbiamo molti più dispositivi rispetto a marzo: mascherine, saturimetri, gorgogliato, ossigeno. Dovesse succedere qualcosa, possiamo tamponare la situazione per permettere l’attivazione della procedura per ottenere l’ossigeno liquido, che è riservato ai soli pazienti Covid. Al momento l’unica cosa a cui non riusciamo a far fronte è la richiesta di vaccini. C’è un po’ più ansia nelle persone, nessuno vuole farsi trovare impreparato».

In tutti i paesi della valle la situazione è tranquilla: non ci sono casi ad Azzone, il Comune che aveva avuto meno situazioni di positività la scorsa primavera, e anche a Schilpario tutto è tranquillo. «Le seconde case non sono state prese d’assalto – dice il sindaco Marco Pizio – come qualcuno temeva: vuoi perché le scuole sono ancora aperte, vuoi perché la gente è più cosciente della situazione che stiamo vivendo. Mi sembrano tutti abbastanza rispettosi delle norme, anche se su alcuni punti c’è un po’ di confusione. Di certo si è un po’ demoralizzati, non c’è voglia di rinchiudersi di nuovo in casa». A Colere Gabriele Bettineschi non ha vissuto la prima ondata da sindaco (è stato eletto a settembre), ma vede la situazione un po’ diversa rispetto a quello della scorsa primavera: «Il clima è diverso – dice – nettamente meno pesante. A Colere è tutto tranquillo e le persone stanno rispettando le indicazioni, sono tutti ligi al proprio dovere. L’unico servizio che abbiamo riattivato grazie alla preziosa presenza dei volontari è stato quello del pasto a domicilio per gli anziani che frequentavano il Centro diurno, che abbiamo dovuto nuovamente chiudere».

I quattro sindaci, al momento, cercano anche di rispondere alle domande dei cittadini rispetto alle norme e ai divieti. Domande che sottolineano una grande voglia di normalità: «Si fa un po’ fatica a rispondere – spiegano – perché le norme e le Faq lasciano spazio all’interpretazione. Sicuramente tra le domande più gettonate ci sono quelle che riguardano il taglio della legna, gli orti e le attività motoria e sportiva, e il trekking in particolare». Su questo gli amministratori sono tutti d’accordo: il trekking è considerato attività sportiva, ed è quindi praticabile, a patto che si rimanga sul territorio comunale di residenza. «L’importante – concludono – è che si utilizzi il buonsenso anche nelle escursioni, così come per tutto il resto, per evitare di gravare sul sistema sanitario».

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